Via alla modifica delle banche centrali

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • Binarium
    Binarium

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

Via alla modifica delle banche centrali

Chi investe in opzioni binarie deve essere sempre pronto a riconoscere i segni del cambiamento insiti nella società. Ecco perchè è importante illustrare il cambiamento che sta interessando le banche centrali alle prese con scelte politiche e scelte monetarie molto difficili.

Il cambiamento delle banche centrali può essere esemplificato citando soltanto le ultime scelte fatte dalla Banca Centrale Europea, dalla Federal Reserve americana o dalla Banca centrale inglese, che con un acronimo è indicata come BoE.

Partiamo dalla Federal Reserve che ha deciso di mantenere i tassi inalterati ancora per un po’ perché l’America affronta un momento molto difficile e quindi i tassi contenuti possono favorire la ripresa. Tra gli obiettivi della FED c’è dunque la riduzione della disoccupazione entro la soglia definita.

La BCE, invece, ha pensato di mantenere i tassi bassi per dare nuova liquidità al settore bancario e rilanciare l’accesso al credito e di conseguenza anche i consumi.

Ma forse, il cambiamento più interessante riguarda la Bank of England il cui neogovernatore s’interroga sull’opportunità d’insistere ancora sul tema dell’inflazione. Quest’ultima deve essere ancora un obiettivo? Dipende dal ruolo che la banca centrale di turno vuole avere rispetto allo sviluppo economico del paese e dipende anche dall’intenzione di modificare o meno le aspettative degli investitori.

Chi investe in opzioni binarie deve tenere d’occhio il panorama.

Bond, come i gestori si preparano all’ondata di liquidità delle banche centrali

Nonostante il supporto delle politiche monetarie, gli investitori temono che gli effetti economici del coronavirus possano portare ad una nuova spirale di deficit e debito dei Paesi. Ecco cosa sta accandendo sui mercati obbligazionari

di Paola Valentini 23/03/2020 14:55

tempo di lettura

Per far fronte all’emergenza economica del coronavirus, le banche centrali e i governi stanno scendendo in campo con un arsenale monetario e fiscale senza precedenti. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve nell’arco delle ultime due settimane, ha ridotto di 150 punti base i tassi di interesse, introdotto un programma di allentamento quantitativo (Qe) da 700 miliardi di dollari e ampliato le operazioni di Repo per 1,5 trilioni.

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • Binarium
    Binarium

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

Anche sul fronte fiscale, il Tesoro americano è ormai dichiaratamente in modalità whatever it takes. In Europa, sul fronte monetario, nonostante non abbia tagliato i tassi, la Bce ha fornito una potente risposta alla crisi del Covid-19. Nella riunione del 13 marzo aveva dapprima annunciato misure per sostenere il prestito bancario e ampliato il suo programma di acquisto di attività da 120 miliardi di euro.

In seguito, il 18 marzo, ha annunciato l’inizio di un nuovo programma, Pandemic Emergency Purchase Programme (Peep) di acquisto di attività da 750 miliardi di euro. Dal punto di vista fiscale, il governo italiano ha approvato un pacchetto di salvataggio pari a 25 miliardi. In Francia sono stati approvati 45 miliardi di sostegni finanziari per aziende e lavoratori colpiti dalla pandemia di coronavirus e sono stati previsti circa 300 miliardi di garanzie statali per prestiti bancari alle imprese. Sulla stessa linea della Francia, anche la Gran Bretagna. Fino ad oggi, le misure adottate da Berlino per fronteggiare il coronavirus riguardano l’attivazione di garanzie statali, fino a circa 600 miliardi di euro.

Il mercato si augura inoltre passi in avanti in termini di condivisione dei rischi tra Paesi attraverso l’avvio dell’atteso programma congiunto di emissioni di titoli di stato dell’Eurozona.

Cosa sta accadendo nel frattempo sui mercati obbligazionari? “Nonostante il supporto delle banche centrali, i mercati obbligazionari temono che gli effetti economici del coronavirus possano portare ad una nuova spirale di deficit e debito dei Paesi. Ricordiamo che, a novembre 2020, l’indebitamento globale aveva già raggiunto il valore record di 251 trilioni di dollari, equivalenti al 320% del pil mondiale. Il peggioramento della liquidità e del sentiment hanno generato nelle ultime settimane la crescita dei rendimenti nei bond dei Paesi non-core”, osserva Vittorio Fontanesi, portoflio manager dei mercati obbligazionari di AcomeA Sgr.

Anche il repentino e brusco calo del prezzo del petrolio sotto i 30 dollari al barile ha contribuito negativamente sull’andamento degli asset, bond e valute, delle economie maggiormente dipendenti dall’export di greggio e delle commodities legate al ciclo. “Tra queste si segnalano Ecuador, Angola, Libano, Zambia, Ghana, Nigeria e Oman che hanno fatto registrare i ribassi più marcati sul mercato obbligazionario dell’ultimo mese”, aggiunge il gestore di AcomeA.

Fontanesi si concentra sugli gli spread del credito di grado speculativo (high yield) che si sono ampliati nelle ultime settimane. “Tuttavia, i ribassi dei prezzi sono ancora distanti rispetto a quelli registrati nel 2009. Per questo motivo, riteniamo che ai livelli attuali quest’area mostri ancora più rischi che opportunità”, aggiunge.

Invece, i mercati obbligazionari dei Paesi periferici dell’Eurozona hanno accolto positivamente l’annuncio del Pepp da parte della Bce. “Prima dell’annuncio, lo spread contro Bund dei Btp italiani era passato da 135 punti a 300 punti, del decennale spagnolo da 62 a 148 punti e del decennale portoghese da 62 a 170 punti. Dopo tutte le curve dei paesi periferici dell’eurozona hanno abbassato i loro rendimenti, pur mantenendosi leggermente sopra i livelli di un mese fa”, osserva Fontanesi che indica come sta operando sui fondi obbligazionari.

“In questa fase riteniamo che possano emergere opportunità di rendimento interessanti, ma è determinante adottare una strategia di bond-selection accurata. Attraverso una serie di studi e analisi che abbiamo condotto, abbiamo individuato quelle economie che potenzialmente potrebbero assorbire meglio shock negativi. Ad esempio, quei Paesi che presentano una bassa correlazione al prezzo delle materie prime o che godono di ampi buffer di liquidità per sostenere la loro divisa e fronteggiare pressioni della bilancia dei pagamenti”, aggiunge il gestore di AcomeA.

In termini di operatività, negli ultimi giorni, “abbiamo investito in Cct italiani con scadenze 2024 e 2025, sfruttando l’opportunità offerta dalla finestra temporale di allargamento dello spread tra Btp e Bund. Preferiamo comunque mantenerci su scadenze medio/brevi evitando un’eccessiva esposizione alla duration. Nei fondi Breve termine e Eurobbligazionario abbiamo incrementato al margine la nostra esposizione ai subordinati bancari italiani: il T2 di Monte dei Paschi e i T1 di Intesa, Banco Bpm e Unicredit”, rivela Fontanesi.

Sul fronte dei Paesi emergenti, “abbiamo aumentato la nostra esposizione sul Sud Africa a lunga scadenza, sfruttando il recente ribasso dei prezzi. Abbiamo acquistato emissioni dell’Egitto e incrementato il peso della Turchia 2045 sul fondo Performance”, conclude l’esperto di AcomeA.

“Una cosa buona che possiamo dire è che oggi la leva finanziaria è molto più bassa rispetto all’ultima crisi finanziaria, quindi la vendita indotta dai margini è ancora presente, ma non come abbiamo visto nel 2008 e nel 2009”, premette di Mark Holman, ceo di Twenty Four Asset Management, ricordando che la parte del mercato che dovrebbe sentire maggiormente lo stress di liquidità è il credito, e così è stato.

“Il vuoto di liquidità ha fatto sì che i prezzi delle obbligazioni siano scesi a questi livelli a un ritmo mai visto prima. Anche se questo è un momento doloroso, forse in qualche modo è stata una buona cosa perché gli investitori probabilmente non dovrebbero vendere rendimenti di questa portata. In molti casi, il ritmo delle mosse ha impedito loro di farlo, il che dovrebbe essere il motore di un lungo periodo di performance migliore”, nota ancora il gestore.

La logica di tutto questo è semplice: gli investitori sono alla ricerca di contanti. Quando potrebbe finire? “Siamo già a livelli che pensiamo si riveleranno il miglior punto di ingresso per il prossimo decennio. Abbiamo visto un incredibile volume di flussi in un lasso di tempo molto breve e i prezzi degli asset hanno reagito. Pensiamo che il miglior barometro per quando questa situazione sarà finita sia quando le vendite forzate finiranno o saranno travolte da acquirenti opportunisti, e contemporaneamente gli investitori avranno di nuovo i loro saldi di cassa a livelli in cui si sentiranno di nuovo a proprio agio. I fondi comuni d’investimento americani hanno aggiunto 95 miliardi di dollari ai saldi di cassa solo nell’ultima settimana, quindi siamo sulla buona strada”, conclude il money manager. (riproduzione riservata)

Il Bitcoin

Il blog di Marco Cavicchioli su Bitcoin, blockchain e criptovalute

Sito web associato a

La guerra della “Banca delle banche” a Bitcoin

“Bitcoin spazzerà via le banche”, si è sempre detto. Per ora ciò non è avvenuto, ma c’è una banca in particolare che pare abbia più paura delle altre: la Banca dei regolamenti internazionali (BRI o BIS in inglese).

La BIS è la più antica istituzione finanziaria internazionale, ed è “la banca delle banche“. Infatti è una società per azioni ma solo le banche centrali o istituti finanziari designati possono possedere le sue azioni. Lo scopo è quello di promuovere la cooperazione tra la banche centrali, e fornire servizi finanziari alle medesime: insomma, funge da banca centrale per le banche centrali.

La guerra della BIS a Bitcoin è stata dichiarata apertamente a giugno di quest’anno, quando ha pubblicato un rapporto pieno di accuse, e di errori. Quel rapporto dimostrava una conoscenza davvero molto superficiale della materia, e sembrava denotare una certa paura nei confronti di queste nuove tecnologie che non richiedono discrezionalità umana.

Da allora la BIS si è pronunciata diverse altre volte contro Bitcoin e le criptovalute, ed è di pochi giorni fa un discorso del direttore generale della BIS Agustín Carstens in cui dice che le valute digitali non sono denaro reale, ma una risorsa che ha solo un valore estetico per gli intenditori della crittografia.

Durante il discorso ha presentato il nuovo rapporto “Soldi e sistemi di pagamento nell’era digitale” contenente una sezione intitolata “Criptovalute: denaro falso”. A tal proposito ha detto:

“Dal mio punto di vista, le criptovalute sono, nel migliore dei casi, una risorsa di qualche tipo. Forse una risorsa paragonabile a un’opera d’arte per coloro che apprezzano la crittografia. Gli acquirenti di criptovalute non acquistano altro che un algoritmo software”.

Come se chi acquistasse euro o dollari acquistasse qualcosa di diverso da informazioni registrate su un database (peraltro non verificabile)…

Infatti a maggio la Fed di St. Louis (ovvero la sede locale della Banca Centrale americana) aveva pubblicato un altro rapporto, molto più preciso e corretto, in cui invece si affermava che “anche se bitcoin e altre criptovalute possono sembrare esotici, condividono alcune qualità con le valute normali“, ammettendo esplicitamente che anche lo stesso dollaro americano non ha valore intrinseco, esattamente come le criptovalute. Pertanto chi afferma che il problema delle criptovalute sia l’assenza di valore intrinseco, a questo punto dovrebbe spiegare perchè invee questo non debba essere considerato un problema anche per le valute fiat, che oltretutto vengono create ed immesse sul mercato in modo del tutto discrezionale da un gruppo di persone incaricate di farlo (si veda ad esempio quello che stanno facendo costoro in Venezuela…).

Ma perchè la BIS ha dichiarato guerra a Bitcoin, mentre ad esempio la Fed no? Nemmeno la BCE sembra avere un atteggiamento così ostile: certo ci sono banche centrali di altri paesi (come India, ma anche Russia o Cina) apertamente ostili alle criptovalute, ma l’atteggiamento della BIS è il più ostile che ci si possa attendere da un’istituzione bancaria.

Il rapporto di giugno dimostra ampiamente che all’interno della BIS circolino ancora una serie di informazioni scorrette riguardo le criptovalute (cosa che ad esempio non si può assolutamente dire della Fed o della BCE), ma questo non basta a giustificare questo atteggiamento così avverso della “banca delle banche” nei confronti di queste nuove tecnologie. Ci deve essere qualcos’altro: paura? Mah…

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • Binarium
    Binarium

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

Like this post? Please share to your friends:
Opzioni binarie dalla A alla Z.
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: