Titoli di stato la Grecia torna sul mercato

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La Grecia torna sul mercato aspettando il 2020

Pubblicato 24.7.2020, 23:59

Aggiornato 29.7.2020, 11:33

La Grecia è l’unico Paese, in ambito Ue, che non può fallire, se non per mano della stessa Ue. Perché? Semplice: perché il suo debito pubblico (sarebbe meglio parlare di debito estero) non ha niente a che fare con quello che generalmente si intende con tale espressione. Non obbligazioni, titoli in mano ad investitori ma, per la gran parte, prestiti da restituire alla stessa Europa (e in minima parte al Fmi). Quei soldi che sono serviti a liquidare i privati, le banche (tedesche e francesi, soprattutto), facendo rimanere il Paese imbrigliato nella rete imbastita dalla Troika. Poco più di 300 miliardi in tutto (179% del Pil), di cui solo una fetta sottilissima è costituita da titoli di Stato, a breve e media scadenza (10% circa). D’altro canto, non è un caso che fino a qualche anno fa Atene pagava, mediamente, tassi d’interessi più bassi del 50% rispetto all’Italia, in linea con quelli tedeschi.

Ora, a distanza di tre anni dall’ultima emissione di bond, il governo ellenico avrebbe deciso di ritornare sul mercato, con un titolo a media scadenza, il cui rendimento è stato stimato intorno ai quattro punti e mezzo. Tra 2 e 4 miliardi il volume complessivo dell’operazione, un test per sondare l’atteggiamento dei mercati in vista di un ritorno alla normalità a partire dall’anno prossimo (termine programma d’aiuti). Il dilemma è: nel 2020 il Paese sarà nelle condizioni di camminare da solo o sarà necessario un nuovo programma di assistenza finanziaria? Chiariamo: senza una moratoria sul debito, non basterà certo il 3,5% annuo (nel 2020 già raggiunto il 3%) di avanzo primario (attivo di bilancio al netto degli interessi sul debito), previsto nell’accordo, per restituire i soldi all’Efsm, alla Bce e al Fmi. Finanziarsi sul mercato per ripagare i debiti con l’Europa, dunque? Una prospettiva non certo esaltante. O meglio: un circolo vizioso, più di quanto non lo sia quello attuale. Di cosa parliamo? Del fatto che l’Europa presta soldi alla Grecia, che a sua volta li utilizza per rimborsare i prestiti precedenti. A luglio sono state rimborsate obbligazioni per un valore di 6,8 miliardi alla Bce e al Fmi, utilizzando gran parte dell’ultima tranche di aiuti, erogata a giugno da parte delle stesse istituzioni creditrici. In compenso, la Grecia ha conseguito, in sette anni, l’obiettivo del pareggio di bilancio: da un disavanzo del 15,1% (2009) si è passati a un avanzo dello 0,7% del Pil. Primi della classe, chiusura della procedura di infrazione, promozione anche da parte di Moody’s, che ha alzato il rating da Caa3 a Caa2 (scarsa qualità e alto rischio, comunque).

Intanto, i segnali che provengono dall’economia non sono rassicuranti. Tra i Paesi europei, la Grecia è stato l’unico che ha fatto registrare nel primo trimestre di quest’anno una crescita negativa (-0,1%), dopo il ritorno in recessione nel 2020 e la crescita zero registrata nel 2020 (+0,4% da gennaio a marzo). Dati che destano preoccupazione, in vista della scadenza dell’anno prossimo. Al di là delle dichiarazioni di rito, sia ad Atene che a Bruxelles si chiedono se l’ipotesi di un prolungamento del programma d’assistenza sia veramente da escludere, viste le difficoltà che incontra il Paese, con la sua economia che stenta a prendere il largo. «Siamo tutti d’accordo – ha dichiarato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble – che il terzo programma greco (2020) sarà l’ultimo con la partecipazione del Fmi». Quindi, senza la partecipazione del Fmi un altro programma sarà possibile? Ovviamente, a Bruxelles non si chiedono minimamente se proprio tali programmi siano alla base della bassa o mancata crescita; se proprio l’austerità, quella che fa migliorare i conti pubblici, non sia la causa degli attuali problemi economici del Paese. La verità è che non ci sono alternative a una cancellazione o a una drastica riduzione del debito. Bisogna spezzare la spirale dei prestiti che servono a rimborsare altri prestiti. È la stessa logica che, nel settore privato, ha mandato a carte quarantotto il sistema dieci anni orsono. L’Europa, salvando la Grecia, ha semplicemente salvato le sue banche, il suo sistema finanziario. Insomma, ha salvato se stessa. Ora si tratta solo di riconoscere questa banale verità.

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La Grecia torna sul mercato dei bond

(Teleborsa) – Atene torna sul mercato dei bond dopo tre anni di assenza. L’annuncio, è arrivato stamane, dal Tesoro ellenico che ha affidato il mandato a un gruppo di banche di gestire l’emissione di un nuovo titolo di Stato, a cinque anni.

Il Ministero delle Finanze ha anche lanciato un’offerta di riacquisto in contanti sul bond in circolazione con scadenza 2020, cedola 4,75%.

Per l’emissione del nuovo titolo, che avrà scadenza 2022 e importo benchmark, sono state incaricate BNP Paribas, Citigroup, Deutsche Bank, Goldman Sachs, HSBC e Merrill Lynch.

La Grecia torna sul mercato dei bond

Il primo ministro greco, Antonis Samaras, ha annunciato che la Grecia sta per tornare sul mercato internazionale dei capitali. Il suo obiettivo, adesso, è quello di emettere dei bond a partire dall’inizio del prossimo anno, del 2020.

La Grecia tornerebbe sui mercati dopo quattro anni di esclusione per via della situazione economica che ne aveva determinato la ristrutturazione forzata del debito pubblico. Le prospettive elleniche sono anche migliorate, soprattutto in considerazione di quanto detto dal ministro delle finanze greco Yannis Stournaras che aveva detto che il ritorno sul mercato sarebbe avvenuto soltanto alla fine del 2020.

L’Unione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale che insieme hanno aiutato il governo di Atene ad uscire dalla condizione di bailout, avevano dichiarato che il ritorno sul mercato della Grecia sarebbe avvenuto soltanto dopo diversi anni.

Se si vanno poi a vedere i conti di Atene si nota che la Grecia nel 2009 ha chiuso l’anno con un deficit che era i due terzi del Prodotto Interno Lordo. A distanza di tre anni, nel 2020, i conti annuali sono stati chiusi con un deficit al 6 per cento del PIL, comunque un risultato sopra le attese.

Questa situazione di disagio per la Grecia è stata in grado di alimentare le performance degli hedge funds americani.

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