Titoli dei paesi emergenti in flessione

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Titoli dei paesi emergenti in flessione

Anche qui siamo al limite tra la notizia di cronaca economica e l’analisi tecnica di quel che accade sui mercati. Il fatto è che succedono cose che sembrano non avere alcun impatto ma che possono condizionare molto l’andamento dei titoli.

Partiamo dalla notizia di cronaca: la decisione dell’Agenzia Moody’s di variare l’outlook della Germania da stabile a negativo. In genere questa variazione è il primo passo nella direzione del downgrade di un paese. Peccato che qui si parli di un paese di un certo calibro, la Germania, il cuore pulsante dell’economia dell’Europa.

Perché questa revisione? Perché l’impero della Merkel non si sta impegnando troppo nella soluzione della crisi economica che coinvolge i paesi dell’UE. A questo punto è chiaro la difficile situazione che sta vivendo il Vecchio Continente, ha un contraccolpo duro sulle altre economie.

Dall’inizio del mese di luglio, prendiamo un indice a caso, il Msci Emerging Markets, ha perso il 3 per cento del suo valore. L’anno scorso nello stesso periodo perdeva soltanto il 2,6%.

In questo panorama a farne le spese è soprattutto la piazza di Mosca dove l’indice Micex ha perso ben mezzo punto percentuale a causa del pessimo andamento delle azioni della Sberbank, la principale banca del Paese e della Gaxprom.

–>Obbligazioni: è l’ora dei Paesi Emergenti? –>

Di fronte alla crisi del debito sovrano degli stati europei molti investitori cercano opportunità di investimento nei bond dei Paesi Emergenti.

–> di Giacomo Saver 1 feb 2020 ore 12:29

Se in linea di massima le obbligazioni di questi ultimi sono un’occasione per ottenere rendimenti più elevati e diversificare il proprio portafoglio, ci sono alcuni rischi collegati ai singoli emittenti e al rischio valutario.

LEGGI ANCHE: Investimento sicuro: come affrontare il rischio emittente

Ora che i BTP e i titoli di stato della Vecchia Europa non sono più percepiti come sicuri i risparmiatori cercano altri lidi per impiegare i propri capitali. E così l’indice JP Morgan EMBI+ rappresentativo dei bond dei Paesi Emergenti ha performato, nell’ultimo anno, decisamente meglio dell’indice MTS dei BTP. Il primo, infatti, registra un progresso del 14,832% contro il -0,477% del secondo per il periodo compreso tra il 30/1/2020 al 30/1/2020.

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Ma è ancora ora di investire nei Paesi Emergenti? Il grafico qui riportato, che confronta i due indici di cui abbiamo parlato, permette di fare alcune considerazioni:

Anzitutto la linea rossa, che rappresenta l’EMBI+, mostra una leggera flessione mentre la linea blu dell’indice MTS Capitalizzazione lorda dei BTP è impostata al rialzo. Questo deve mettere in guardia contro conclusioni affrettate. Lo ‘scollamento’ tra i rendimenti dei due indici è partito nell’autunno 2020 quando è diventata più manifesta la crisi del debito pubblico italiano ed europeo. In seguito a ciò i risparmiatori, spaventati, hanno preferito riposizionare i propri portafogli privilegiando i titoli di economie emergenti rispetto ai domestici BTP.

Senza dubbio molti emittenti dei ‘nuovi bond’ presentano fondamentali più solidi di quelli dell’Europa: deficit di bilancio assenti o contenuti, debiti pubblici sotto controllo e crescita economica elevata. Tuttavia, quanta parte di questo poderoso rialzo è ascrivibile a ragioni fondamentali come quelle appena descritte e quanta, invece, deriva dalla paura che ha spinto gli investitori a disfarsi prontamente dei BTP per riversare un fiume di liquidità sui bond degli Emerging Markets?

Sinceramente non so rispondere. Posso solo constatare come il buon senso imponga cautela, poiché salire su un treno in corsa è sempre pericoloso. Un conto è aver investito in emerging bond nell’autunno, quando il trend al rialzo delle loro quotazioni era ancora in tenera età, altra faccenda è comprare ora gli stessi titoli sulla base delle performance passate.

Il primo consiglio da dare alle persone che intendono investire in titoli di stato di economie in via di sviluppo è quello di diversificare. Sebbene in linea di principio non abbia molto senso acquistare ETF obbligazionari, in questo caso a mio avviso l’utilizzo di un Exchange Traded Fund è la via obbligata per prendere posizione su un mercato così instabile.

Tenendo ben presente che ciò che sto per dire è la mia opinione e non deve in nessun modo essere intesa come sollecitazione all’investimento secondo la corrente normativa, uno strumento interessante per chi desidera investire nei Paesi Emergenti è il replicante dell’indice EMBI. Il suo codice isin è IE00B2NPKV68 ed è negoziato sul segmento ETFPlus di Borsaitalia dal 9 novembre 2020. L’ETF ha un costo di gestione annuo dello 0,45%.

Sconsiglio l’acquisto diretto di singoli bond per due motivi:
1. è difficile scegliere i Paesi nei quali investire sulla base della loro effettiva rischiosità, posto che i Rating hanno poco valore ai fini della quantificazione del rischio che si corre
2. a meno di non disporre di ingenti capitali si finirebbe con il comprare due-tre titoli di altrettanti Paesi restando in questo modo ostaggio della “diversificazione apparente” ma non sostanziale
3. la diversificazione per emittente non basta, perché occorre anche tenere presente la differenziazione valutaria. Per motivi tecnici un bond emesso nella valuta locale non avrà lo stesso comportamento (discorso cambio a parte) di uno emesso in euro.

Una particolare attenzione merita la “faccenda del cambio”. Molti risparmiatori, infatti, mi chiedono consigli relativamente ad obbligazioni BEI emesse in valute di Paesi Emergenti. In questo caso il rischio è percepito, in modo errato, come nullo sulla base della solidità dell’emittente. In realtà la solvibilità dell’emittente annulla solo uno dei pericoli che si corrono investendo in bond. Se sulla sicurezza della BEI non ci sono dubbi, altrettanto non può dirsi delle valute emergenti in cui molte obbligazioni dalla stessa emessa sono denominati. Sconsiglio pertanto di evitare di comprare titoli il cui capitale ed interessi siano denominati in valute ‘instabili’, come ad esempio la Lira Turca o il Rand Sudafricano. I rischi che si corrono sono notevoli.

Il risparmiatore che vuole investire in obbligazioni dei Paesi Emergenti farà bene ad utilizzare uno degli ETF diversificati acquistabili attraverso la propria banca. La cautela comunque è d’obbligo dati i recenti rialzi e le performance eccezionali che questi bond hanno avuto nel recente passato.

Dal punto di vista delle opportunità ritengo più remunerativo un portafoglio moderatamente bilanciato con una porzione modesta di azioni (diciamo il 20%) di un impiego in emerging bond. Oggi le borse sono sottovalutate, lo S%P 500 ha imboccato verosimilmente un trend rialzista e l’indice azionario dei Paesi Emergenti (MSCI Em mkts e relativo ETF) è in procinto di farlo.

Chi, seguendo un metodo matematicamente robusto e storicamente consolidato, investirà con garbo nel mercato azionario, otterrà risultati migliori con meno rischi.

Giacomo Saver

http://www.segretibancari.com
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Le obbligazioni dei Paesi emergenti: un focus sulla Cina

Il mercato obbligazionario tiene nonostante l’epidemia, che anzi sta trasformando la Cina in un nuovo rifugio.

La prima ad essere colpita e, a quanto pare, la prima a riemergere. L’efficacia della risposta cinese al COVID-19 si vede anche dai segnali di fiducia emersi sui mercati, sia azionario che obbligazionario. Le ripercussioni economiche restano, ma il panico sembra aver avuto un impatto tutto sommato contenuto a livello finanziario.

Il quadro economico della Cina: le conseguenze del coronavirus

A livello economico, la diffusione dell’epidemia colpisce sia la domanda che l’offerta. La produzione cinese è ridotta. Gli scambi con gli altri Paesi limitati. E se in un primo momento era la Cina il partner da tenere lontano per ragioni sanitarie, adesso è il gigante asiatico che ha iniziato a chiudere agli altri Stati (Italia compresa). Tra stabilimenti chiusi e quarantene imposte, il ritmo produttivo è calato. Dall’altra parte, la clausura e i timori dei consumatori hanno decise ripercussioni sulla domanda di prodotti, con consumi che si riducono e cambiano composizione.

Le ripercussioni sulla borsa di Shanghai

Le obbligazioni nei Paesi emergenti: come la Cina ha reagito alla diffusione del COVID-19

La Cina, in piena emergenza, ha continuato a emettere grandi quantità di bond: 22 miliardi di dollari a febbraio, con un incremento consistente anno su anno. Tanto che il Financial Times ha parlato dei bond cinesi come “rifugio” degli investitori internazionali proprio dalle ripercussioni del coronavirus. Il Paese non si rivolge però solo ai mercati internazionali (che per tutta risposta sembrano dare fiducia a Pechino) ma anche a quello domestico, con emissioni denominate in yuan raddoppiate a febbraio rispetto allo scorso anno. I titoli di Stato a dieci anni restano su tassi contenuti, attorno al 2,7%.

A proposito di COVID-19 e obbligazioni, è poi nato un nuovo strumento proprio per sostenere le imprese in difficoltà: è l’equivalente di quelli che, su proposta del premier Giuseppe Conte, sono stati ribattezzati “coronavirus bond”. Cioè titoli emessi dai singoli stati ma garantiti dall’Ue. In Cina, una formula simile, ha portato nelle casse delle aziende 34 miliardi di dollari, con tassi molto convenienti.

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