Supermoneta per salvare il debito USA

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Supermoneta per salvare il debito USA

Obama si trova a fare i conti con una situazione economica disastrosa, o meglio appena al di fuori del rischio fiscal cliff ma secondo gli analisti e secondo la FED, tutti gli sforzi compiuti non bastano a salvare gli Stati Uniti e questo è soltanto il primo passo.

Barack Obama, adesso, ha davvero gli strumenti contati per dare una risposta seria ai cittadini, agli economisti e agli investitori. Gli Stati Uniti sono valutati sul ciglio del default e le soluzioni visibili all’orizzonte sono soltanto due, di cui una potrebbe essere alquanto sconveniente.

Lavorare sul tetto del debito è la prima soluzione. Il fatto che ci sia un limite massimo, in realtà è di per sé un problema perché vincola le attività del Congresso, anche le più semplici come potrebbero essere la definizione delle imposte e la classificazione delle spese. Il bilancio spesso è in deficit e il Congresso ha l’autorità per negare al Presidente la richiesta di un prestito. I Repubblicani vogliono minacciare quindi Obama toccando proprio questo suo punto debole, ma un nuovo stallo potrebbe non essere proficuo per la ripresa economica.

La seconda soluzione all’orizzonte sembrerà anche stupida ma forse è più praticabile della precedente. L’America potrebbe coniare una moneta di platino da 1000 miliardi di dollari e poi depositarla presso la FED. Con questa moneta il Tesoro avrebbe i soldi necessari per coprire tutte le manovre economiche.

Perché la Cina è costretta a comprarsi il debito americano

La Cina è “costretta” a comprarsi il debito pubblico americano. Ecco perché, nonostante la potenziale “guerra commerciale” in atto tra le due potenze mondiali, Pechino continuerà a comprare Treasuries anche nei prossimi anni.

Ha fatto scalpore negli ultimi giorni il ripiegamento dei rendimenti dei Treasuries. I titoli del debito pubblico americano sono passati dal 2,95% di meno di un mese e mezzo fa, il livello più alto da 4 anni, al 2,74% di giovedì scorso, il minimo da fine gennaio scorso. Nel frattempo, il “break-even” a 5 anni si è ridotto dal 2,10% di inizio marzo all’1,91%. Parliamo della differenza tra i rendimenti quinquennali a cedola fissa e quelli dei titoli per la medesima scadenza con cedola legata all’inflazione. Forse, sarebbe proprio questo dato a fornire una motivazione alla discesa dei rendimenti sovrani a stelle e strisce: le aspettative d’inflazione si sono “raffreddate” nelle ultime settimane presso la prima economia mondiale, dopo i timori sorti con i dati più che positivi sul mercato del lavoro di gennaio. Se è vero che l’occupazione continua a mostrarsi in crescita, i prezzi non corrono, tenendosi nei dintorni del target del 2%, perseguito dalla Federal Reserve.

I dazi annunciati dall’amministrazione Trump contro la Cina stanno facendo temere una “guerra commerciale” tra le due potenze e il calo dei Treasuries detenuti da Pechino negli ultimi mesi (-32 miliardi tra agosto 2020 e gennaio scorso) sta rafforzando tale ipotesi. In sostanza, i cinesi smetterebbero di acquistare titoli del debito USA come ritorsione contro i dazi voluti da Washington. E i mercati starebbero scontando i maggiori rischi per l’economia mondiale, fuggendo dal comparto azionario e riparandosi i quello più sicuro obbligazionario.

Perché la Cina deve comprare Treasuries

In realtà, è presto per capire come si muoverà la Cina, ma tendiamo ad escludere che la sua reazione nel medio termine possa essere quella di vendere o smettere di acquistare Treasuries.

Quali alternative avrebbe la Cina? In teoria, potrebbe subito tramutare tale eccesso di valuta straniera in yuan o asset in valuta locale, ma finendo con il rafforzare il cambio, a tutto danno delle sue esportazioni. Viceversa, acquistando Treasuries, i surplus commerciali non si traducono in un cambio più forte e ciò aiuta la macchina dell’export made in China. Vero è che, in teoria, la PBoC potrebbe investire tale valuta su altri mercati, ovvero acquistando titoli in euro, yen, sterline, etc. Tuttavia, nessun mercato è liquido e sicuro come quello americano, anche perché il dollaro è valuta di riserva mondiale e serve per l’acquisto delle materie prime, per cui la sua domanda tende sempre ad essere elevata nel mondo, avendo le banche centrali l’esigenza di tenerne di scorta quantità non basse. L’euro non si è certo rivelato la moneta di un’area politicamente affidabile, né la sterlina con la Brexit o il Giappone ultra-indebitato garantirebbero maggiore sicurezza.

E allora, fino a quando la Cina registrerà surplus commerciali, dovrà trovare il modo di impiegarli in maniera sia produttiva, sia sicura, evitando di intaccare il proprio cambio. Paradossalmente, solo se i dazi di Trump avessero successo e la Cina esportasse ogni anno per centinaia di miliardi in meno (verso gli USA), essa avrebbe minori risorse da investire e, quindi, acquisterebbe minori quantità di Treasuries.

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