Riserve d’oro nei forzieri dei paesi emergenti

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Riserve d’oro nei forzieri dei paesi emergenti

L’oro è sempre stato e lo sarà ancora per molto, il bene rifugio per eccellenza, il bene verso il quale investitori e stati si tuffano in caso di crisi o per dare solidità e ricchezza al proprio portafoglio.

Ma quali sono stati i paesi che in questi mesi hanno lavorato maggiormente sull’incremento delle loro risorse auree? L’ultimo report del World Gold Council, vale a dire l’associazione internazionale delle aziende minerarie aurifere, c’è da mettere sotto la lente d’ingrandimento il comportamento degli stati emergenti.

Il WGC, da gennaio a novembre del 2020 ha osservato che le banche centrali mondiali hanno aumentato in totale le riserve di oro nette fino a raggiungere le 350 tonnellate di lingotti. L’Italia, in realtà è rimasta un po’ ferma ma si conferma al terzo posto tra i paesi con il maggior numero di riserve d’oro da parte.

Al primo e al secondo posto nella classifica dei detentori d’oro ci sono Stati Uniti e Germania che hanno rispettivamente 8133,5 e 3391,3 tonnellate d’oro nei loro forzieri. Stupefacente è comunque la rincorsa all’oro dei paesi emergenti.

Il primo acquirente del 2020 è stato il governo di Ankara: la Turchia si è messa da parte ben 118,8 tonnellate d’oro, seguita in questa particolare classifica dalla Russia, dalle Filippine, dal Brasile e dal Kazakhstan. Al sesto posto entra con grande sorpresa l’Iraq che ha messo nei suoi forzieri ben 27,2 tonnellate d’oro.

Chi sono i paesi con le maggiori Riserve di Oro nel Mondo nel 2020

L’oro è un metallo prezioso, noto e molto apprezzato dagli umani fin dalla preistoria. Molto probabilmente è stato il primo metallo mai usato dalla specie umana, anche prima del rame, per la manifattura di ornamenti, gioielli e rituali. L’importanza e l’utilizzo di questo metallo è aumento in misura rilevante nel tempo. Ricordiamo che l’oro è considerato un bene scarso perché non si può riprodurre con la tecnologia di oggi ed inoltre si trova in quantità limitate in natura.

Dove viene utilizzato l’Oro nel 2020

Oggi l’oro ha assunto una rilevanza maggiore nell’economia e nel mondo della finanza, rispetto al passato. Sono tanti i settori in cui l’oro viene utilizzato, ma in linea generale possiamo dire che l’oro viene utilizzato:

  • Nel settore del lusso, per la costruzione dei gioielli. Questo settore impiega la maggior parte della produzione mondiale rendendola così una delle maggiori categorie di consumo.
  • In Finanza, come strumento di investimento. L’oro è uno strumento alternativo di investimento e viene considerato dagli investitori come un bene rifugio. Esso consente una maggiore diversificazione.
  • In Industria, per la costruzione di componenti elettrici. Infatti, l’oro offre un elevato conduttività elettrica e un’elevata resistenza alla corrosione rispetto ad altri metalli.
  • In campo medico, soprattutto quello odontoiatrico. L’oro, però, sta assumendo sempre più rilevanza anche su nuove applicazioni che ne fanno uso contando soprattutto sulla sua biocompatibilità.
  • In altri settori, come ad esempio il settore tecnologico ecc.

Chi detiene l’Oro nel Mondo nel 2020

Sono molti i soggetti che detengono oro nel mondo di oggi. Questi soggetti si distinguono tra di loro sia per la quantità di oro detenuta, sia per il motivo di detenzione dell’oro. Tra i soggetti che detengono oro, possiamo menzionare:

  • Le organizzazioni internazionali.
  • Gli investitori istituzionali.
  • Le banche centrali.
  • I governi.
  • Gli investitori privati.
  • Altri soggetti.

Tra questi soggetti, riferendosi ai dati ufficiali, i maggiori detentori di oro rimangono le banche centrali, i governi e le organizzazioni internazionali.

I 40 Paesi con la maggiore quantità di Oro detenuto nel Mondo nel 2020

In base alla classifica dei paesi nel mondo, sulla quantità di oro detenuta nel mondo risulta che al primo si trovano gli Stati Uniti. Negli Stati Uniti l’oro occupa il 76% delle riserve totali detenute, mostrando cosi l’importanza data a questo metallo prezioso.

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Al secondo posto della classifica mondiale sull’oro detenuto risulta essere la Germania, le cui riserve auree sono pari al 41% delle riserve auree detenute dagli Stati Uniti. Anche in Germania si verifica la presenza elevata dell’oro nelle riserve totali. Infatti, in Germani il 70% delle riserve totali è costituito dall’oro.

Il terzo posto è occupato dal Fondo Monetario Internazionale che detiene 2814 tonnellate d’oro. Al quarto posto si trova l’Italia con 2452 tonnellate d’oro, seguito dalla Francia con 2436 tonnellate d’oro.

La Banca Centrale Europea si trova al 12-essimo posto della classifica con 505 tonnellate d’oro. Invece, la Banca dei Regolamenti Internazionali si trova al 34-essimo posto con 104 tonnellate d’oro.

Rank Paese Oro Oro su Riserve
1 USA 8.133 76%
2 Germania 3.378 70%
3 FMI 2.814
4 Italia 2.452 69%
5 Francia 2.436 65%
6 Cina 1.823 2%
7 Russia 1.499 16%
8 Svizzera 1.040 7%
9 Giappone 765 3%
10 Olanda 612 63%
11 India 558 6%
12 BCE 505 28%
13 Turchia 474 17%
14 Taiwan 423 4%
15 Portogallo 383 71%
16 Arabia Saudita 323 2%
17 GB 310 9%
18 Libano 287 24%
19 Spagna 282 20%
20 Austria 280 45%
21 Kazakistan 238 33%
22 Belgio 227 38%
23 Filippine 196 10%
24 Venezuela 194 64%
25 Algeria 174 5%
26 Tailandia 152 4%
27 Singapore 127 2%
28 Svezia 126 9%
29 Africa del Sud 125 11%
30 Mexico 121 3%
31 Libia 117 6%
32 Grecia 113 63%
33 Corea del Sud 104 1%
34 BRI 104
35 Romania 104 11%
36 Polonia 103 4%
37 Iraq 90 7%
38 Australia 80 7%
39 Kuwait 79 10%
40 Indonesia 78 3%

Nel penultimo posto della classifica si trova Kuwait con 79 tonnellate d’oro e all’ultimo posto l’Indonesia con 78 tonnellate d’oro.

I dati sulla classifica dei paesi nel mondo in base alle riserve d’oro detenute, sono espresse in tonnellate, sono stati forniti da World Gold Council è sono relativi al 30 giugno 2020. Infine, ricordiamo che nelle riserve totali fanno parte oltre alle riserve valutarie, anche altre riserve.

#IlGraffio: L’Italia è tra i Paesi con più oro nei forzieri. Ma a che serve?

L’Italia naviga nell’oro. Un titolone piuttosto suggestivo ma alquanto improbabile viste le note difficoltà economiche del nostro paese. Eppure siamo uno degli stati con le maggiori quantità di questa preziosa materia prima.

Poiché le riserve nazionali costituiscono parte integrante di quelle dell’Eurosistema, è il Sebc (Sistema europeo delle banche centrali) a stabilire le regole di contabilizzazione: in base a queste regole, la valutazione delle riserve avviene al prezzo di mercato della fine dell’esercizio, espresso in euro per oncia di oro fino.

È importante sottolineare che l’oro non è proprietà del governo, ma della Banca d’Italia: per chi fosse interessato alla storia delle riserve, Via Nazionale le ereditò dai tre istituti di emissione da cui trasse origine: queste riserve ammontavano a circa 78 tonnellate di oro fino, provenienti per l’86% dalla Banca Nazionale nel Regno. Nel 1926, con l’assegnazione a Banca d’Italia del potere esclusivo di emissione, furono poi cedute all’Istituto anche le riserve del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli (circa 70 tonnellate, provenienti per la maggior parte dall’istituto partenopeo).

Nel 1933 le riserve complessive superavano le 561 tonnellate, ma all’ingresso in guerra erano scese – dopo consistenti cessioni – a 106 tonnellate; durante Seconda Guerra Mondiale poi, le riserve furono “saccheggiate” dalla Germania, e restituite solo in parte alla fine del conflitto; la crescita fino al livello attuale è ampiamente legata al secondo dopoguerra.

Per consistenza, le riserve italiane sono fra le maggiori al mondo (secondo i dati ufficiali a fine 2020): gli Stati Uniti ne possiedono 8.135 tonnellate, la Germania 3.384, il Fondo Monetario Internazionale 2.814, la Cina 1.658 (questo dato è aggiornato a giugno 2020 e molto inferiore alle precedenti stime del mercato, intorno alle 3.000 tonnellate). L’Italia ufficialmente possiede dunque più oro della Cina, ma anche della Francia (2.435), della Svizzera (1.146) e della Russia (960).

Ma a che cosa servono queste riserve? È necessario, utile, consigliabile averle?

Oggi come oggi, le riserve auree non hanno una funzione precisa. In passato sì, per capirlo occorre fare un piccolo passo indietro: storicamente, la riserva è la quantità di “metallo giallo” che l’emittente di moneta (ieri Banca d’Italia, oggi la BCE) tiene a garanzia delle banconote stampate o più in generale del circolante presente all’interno del sistema economico.

La riserva è aurea poiché l’oro ha un valore elevato per poco ingombro, è un materiale non deperibile, ma soprattutto è accettato universalmente. Inoltre nel passato, dalle riserve d’oro potevano essere coniate direttamente monete. Per quanto riguarda l’Italia, un esempio di utilizzo dell’oro come collaterale risale al 1974, quando Bankitalia – d’acccordo con il governo – diede in pegno una parte delle proprie riserve auree come garanzia per un prestito di 2 miliardi di dollari concesso dalla Bundesbank.

Sino alla fine del c.d. sistema aureo (o, in inglese, gold standard) la base monetaria era data da una quantità d’oro prestabilita, col risultato che i cambi delle valute erano “fissi”. Il possessore di un dollaro poteva andare alla Federal Bank e chiedere la sua conversione nell’equivalente quantità d’oro (nel caso di $1, poche briciole di polvere). Se il primo Paese ad adottare il gold standard fu la Gran Bretagna, i principali utilizzatori di questo sistema nel corso del XX secolo furono gli Stati Uniti. E furono gli stessi Stati Uniti che, il 15 agosto 1971, ne decretarono la fine, abolendo la convertibilità del dollaro in oro: nasceva così il sistema di cambi variabili, o fluttuanti.

Oggi dunque, possedere oro non è più un requisito per emettere moneta e non è un elemento significativo per valutare la solidità di un Paese.

Quali usi se ne possono fare, allora?

Una prima idea, di cui si è parlato spesso anche nel recente passato, è quella di vendere le riserve per ripagare il debito pubblico italiano. Lo “smobilizzo” delle riserve di Bankitalia (che, formalmente, non sono a disposizione del governo) avrebbe però lo stesso effetto di una goccia nel mare: anche se alle riserve in oro sommassimo quelle in Valuta

Una seconda ipotesi è quella di utilizzare l’oro come collaterale, quindi come garanzia, in caso di estremo bisogno: nei 70 anni dalla fine della guerra è successo raramente, e sempre in situazioni di profonda difficoltà finanziaria del Paese. Inoltre erano tempi in cui con c’era una BCE, non erano immaginabili QE, i mercati valutari erano meno “tecnologici” e reattivi di oggi. Insomma, visto il valore stimato delle riserve disponibili, nell’intorno dei 90 miliardi di euro, anche questo utilizzo sarebbe un sollievo parziale e limitato.

In definitiva, sembra chiaro che nel XXI secolo possedere oro non è più un “must”, ma resta un più mondano “pleasure”. L’oro è uno degli “asset” che la Banca centrale detiene all’interno di un più ampio portafoglio per ragioni di Diversificazione

Resta, in fondo ma solo in fondo, il fascino dell’oro per la sua storia passata. Non è molto, ma sembra piacere in Via Nazionale.

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