Le oscillazioni del PIL, cosa si prevede

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Tag: pil

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UE: finta la recessione del Regno Unito

Appena si è aggravata la condizione del Vecchio Continente, tantissimi analisti hanno provato ad individuare i paesi e le economie maggiormente a rischio. Il dito è stato puntato sulla Francia…

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Le oscillazioni del PIL, cosa si prevede

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PIL (Prodotto Interno Lordo)

PIL (Prodotto Interno Lordo)

Misure e funzioni del PIL

Il PIL misura il risultato finale dell’attività produttiva dei residenti di un Paese in un dato periodo. La nozione di ‘prodotto’ è riferita ai beni e servizi che hanno una valorizzazione in un processo di scambio; sono quindi escluse dal PIL le prestazioni a titolo gratuito o l’autoconsumo. Il termine ‘interno’ indica che tale variabile comprende le attività economiche svolte all’interno del Paese; sono dunque esclusi i beni e servizi prodotti dagli operatori nazionali, imprese e lavoratori all’estero, mentre sono inclusi i prodotti realizzati da operatori esteri all’interno del Paese. Escludendo la produzione all’interno del Paese da parte degli operatori esteri, e aggiungendo quella all’estero degli operatori nazionali, si ottiene il PNL (Prodotto Nazionale Lordo). Il termine ‘lordo’ indica che il valore della produzione è al lordo degli ammortamenti (➔ ammortamento), ovvero del deprezzamento dello stock di capitale fisico intervenuto nel periodo; questo comporta che, per non ridurre tale grandezza a disposizione del sistema, parte del prodotto deve essere destinata al suo reintegro. Sottraendo dal PIL gli ammortamenti, si ottiene il PIN (Prodotto Interno Netto).

Tre modi di misurare il PIL. L’importanza del PIL non risiede solamente nella sua capacità di sintesi degli andamenti dell’economia, ma anche nel fatto che esso è calcolato mantenendo le coerenze interne del sistema dei conti economici nazionali. Poiché il PIL misura il valore di transazioni fra soggetti, esso può essere misurato sia dal lato degli acquirenti (domanda) sia da quello dei produttori (offerta); inoltre, esso può essere calcolato facendo riferimento ai redditi che esso remunera distribuendo il ricavato della vendita.

La misurazione del PIL dal lato della domanda esplicita le diverse componenti della spesa. Nel conto delle risorse e degli impieghi il PIL si ottiene sommando i consumi (➔ consumo p), gli investimenti fissi lordi (➔ investimento p) e le esportazioni nette (ovvero le esportazioni meno le importazioni). Gli investimenti sono al lordo degli ammortamenti, ovvero includono la quota necessaria per conservare invariato lo stock di capitale a fine periodo; gli investimenti ‘netti’ sono pari alla variazione dello stock di capitale dell’economia.

Il PIL misura soltanto le transazioni ‘finali’, esclude cioè gli scambi di prodotti intermedi, in quanto il valore del prodotto finale già incorpora i costi sostenuti per gli acquisti di prodotti intermedi ai differenti stadi del processo produttivo. La misurazione del PIL dal lato dell’offerta consiste nel sommare l’apporto al PIL del Paese fornito da tutte le imprese. Il PIL è infatti pari alla somma del valore aggiunto (➔) delle diverse unità produttive e stima gli scambi ai prezzi di mercato, comprensivi quindi delle imposte sulla produzione e dell’IVA.

Infine, il PIL remunera i fattori della produzione (➔ fattore di produzione). Può pertanto essere calcolato come somma dei redditi da lavoro dipendente e del risultato lordo di gestione dell’economia, oltre alle imposte sulla produzione e all’IVA e al netto dei contributi alla produzione. Della misura del PIL devono far parte anche quelle parti di prodotto generate dall’economia sommersa. Tale quantità deve essere stimata e aggiunta a quella prodotta nel mercato regolare.

Il PIL come indice dell’andamento economico. Il valore del PIL è espresso generalmente nella valuta nazionale (PIL a prezzi correnti). La dinamica può essere scomposta nell’andamento dei prezzi dei beni e servizi che esso comprende (deflatore del PIL) e in quello delle rispettive quantità (PIL a prezzi costanti). I dati vengono riferiti solitamente all’anno solare o al trimestre. In questo secondo caso essi sono generalmente corretti per tenere conto del diverso numero di giorni lavorativi e dei fattori stagionali che ne condizionano l’andamento. La crescita del PIL a prezzi costanti è la misura più utilizzata per quantificare l’andamento di un’economia. Solitamente i dati sul PIL sono diffusi in termini di variazioni percentuali e l’andamento del PIL è alla base delle analisi delle oscillazioni dell’attività economica. A seconda di tale andamento, congiuntamente all’evoluzione di altre variabili economiche rilevate, vengono individuate le diverse fasi del ciclo economico. Le fasi di recessione dell’economia si caratterizzano per una riduzione significativa, e di durata di almeno alcuni mesi, del tasso di crescita del PIL. Dal secondo dopoguerra l’economia italiana è stata caratterizzata da 13 cicli economici. In 4 di essi la recessione ha comportato una riduzione significativa del PIL: 1975, 1992-93, 2008-09, 2020. I cicli economici descrivono le fluttuazioni dell’attività rispetto a una tendenza di fondo che può essere diversa a seconda dei Paesi o dei periodi storici: a tale tendenza è associata la nozione di crescita del PIL potenziale.

Il livello del PIL è una misura della dimensione economica di un Paese. Essa non è però immediatamente utilizzabile nei confronti internazionali, essendo espressa nella valuta nazionale. La traduzione del valore del PIL in una valuta comune può essere effettuata attraverso i tassi di cambio del periodo di riferimento. Più frequentemente, però, si utilizzano i tassi di cambio basati sulla parità dei poteri d’acquisto, che consentono di eguagliare il livello dei prezzi nei diversi Paesi, rendendo la misura indifferente rispetto alle oscillazioni dei cambi. Allo scopo di ottenere una rappresentazione del grado di sviluppo relativo di Stati diversi, quest’ultima misura viene divisa per la popolazione; è espressa cioè in termini pro capite.

Indicatori alternativi al PIL. L’utilizzo del PIL come misura di sintesi dell’andamento dell’attività economica di un Paese è oggetto di dibattito. I dubbi riguardano il suo impiego come indicatore del grado di sviluppo in senso ampio e del livello di benessere della popolazione. In particolare, viene sottolineato il fatto che alla nozione di PIL vanno accostati anche indicatori in grado di cogliere elementi relativi alla distribuzione del reddito, oppure alla sostenibilità ambientale della crescita, in considerazione del fatto che l’attività di produzione può in alcuni casi determinare un depauperamento delle risorse naturali di un Paese. Fra i vari tentativi di sviluppare nuovi indicatori sintetici della performance di un’economia si segnalano il FIL (Felicità Interna Lorda, ➔ PIL/FIL), l’ISU (Indice di Sviluppo Umano) e l’Indice di benessere economico sostenibile.

Mercato Immobiliare: cosa cambierà nel settore dopo il Covid19

L’impatto della pandemia da Covid-19 sul mercato immobiliare potrebbe rivelarsi più forte di quanto finora si possa prevedere. Un mercato dove chi ci lavora “ha paura e non solo del coronavirus” dice Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, ammettendo che lo scenario non sta volgendo al bello. Anzi, sottolinea, “non ci sono appuntamenti per vedere le case o gli uffici in vendita. Le locazioni brevi sono ferme e non si fanno prenotazioni per l’estate. Tutto questo mentre ci sono negozi chiusi con richieste di riduzione dei canoni di affitto”.

Il Governo non dà peso a un settore che vale un quinto del Pil

L’attenzione dell’esperto cade anche sull’operatività delle banche che, anche direttamente, inficia la normale attività immobiliare. Gli sportelli per contenere la diffusione del virus hanno ridotto gli orari di apertura per concentrare le mansioni svolte solo ai servizi essenziali e non rimandabili (o impossibili da effettuare tramite rete). “Le banche – affermata Breglia – non rispondono al telefono, così come gli investitori esteri. Il Governo, ma non è una novità, non considera degno di attenzione l’immobiliare e l’edilizia che pure valgono quasi un quinto del Pil nazionale”.

Il telelavoro, cambio culturale importante

Nei suoi 45 anni di attività nel settore il presidente di Scenari Immobiliari ammette di avere visto “tante crisi e tante riprese. E ogni volta ci sono stati cambiamenti importanti. Oggi non siamo in crisi: se siamo ottimisti consideriamolo uno stop non voluto. Ma se siamo realisti dobbiamo pensare che, quando torneremo a lavorare e a darci la mano, diverse cose cambieranno”. In primo luogo c’è l’avvento del telelavoro. “c’è stata un’accelerazione dello smartworking che porterà – stima – un cambiamento culturale e nel modo di lavorare nel terziario a più lungo termine”.

Crescerà la domanda del ‘mattone’ di qualità

Non di meno, con l’attuale crisi, si è avviato anche un processo di diversificazione e innovazione della catena logistica. “Aumenterà la competizione nella grande distribuzione. Crescerà la domanda d’immobili di alta qualità per offrire un ambiente di lavoro sicuro e salubre. Gli investimenti nella sanità e nelle cliniche diventeranno un asset class primario per gli investitori”. Per quanto riguarda il turismo, prevede Breglia, “sarà veloce a riprendersi e si cercheranno case e alberghi che rispondono ai nuovi requisiti di sicurezza e qualità”.

Meglio una stanza in più che il nuovo modello di suv

Ma in questa crisi il comparto residenziale sarà quello più coinvolto perché, dopo aver vissuto per settimane in case vecchie o senza balconi, le prospettive di investimento della famiglia saranno destinate a cambiare. Secondo Breglia, “Piuttosto che il nuovo modello di suv, meglio una casa con una stanza in più. La domanda residenziale, che è sempre di lunga durata, crescerà e avrà bisogno di prodotti (nuovi o di recupero) adatti ai tempi. Le residenze specializzate per anziani o studenti andranno ripensate rapidamente sulla base delle esperienze di queste settimane”.

Il settore si rinnovi dal punto di vista tecnologico

Proprio perché all’orizzonte si prevede questa dinamica, “l’intera filiera dei servizi immobiliari è chiamata – esorta il presidente di Scenari Immobiliari – a innovarsi sia dal punto di vista tecnologico sia dei prodotti da offrire. Si chiederà sempre più attenzione alla qualità e alla sostenibilità. Aumenteranno i clienti, dato che sta finendo il ‘fai da te’ nella gestione immobiliare. È probabile che, dal punto di vista quantitativo, tutti i mercati soffriranno nei prossimi mesi. Ma, dal punto di vista della qualità e dell’innovazione nel settore, ne avremo una forte spinta per la crescita”.

Opportunità per chi vuole acquistare casa

È ancora il momento giusto per valutare l’acquisto di una casa: due i fattori che spingono in questa direzione: trend discendente dei prezzi delle case e il ritorno dei tassi di interesse attorno ai minimi storici. In questa scelta, la consultazione di MutuiOnline.it può essere funzionale per prendere una decisione ponderata. Il sito, dove si possono confrontare i prodotti di 37 banche convenzionate, mette infatti a disposizione un’ampia guida sull’argomento mutui, oltre a utili strumenti di calcolo, quali ad esempio quello per calcolare la rata del mutuo in base alle personali esigenze.

A cura di: Fernando Mancini

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