L’embargo alla Russia crea difficolta all’economia

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L’embargo alla Russia crea difficoltà all’economia

Gli scambi commerciali tra Italia e Russia sono irreparabilmente destinati a scendere e “le perdite degli operatori italiani del settore potranno essere a livello di svariate centinaia di milioni di euro”. Lo ha affermato l’ambasciatore della Federazione russa Sergey Razov, indicando le conseguenze delle sanzioni occidentali e delle “contro sanzioni” lanciate in risposta da Mosca.

“Nel 2020”, dice Razov in un’intervista a TMNews, “l’interscambio e’ arrivato alla cifra record di 54 miliardi di dollari. L’Italia e’ il nostro quarto partner per volume di interscambio. Penso che quest’anno il dato sull’interscambio sara’ piu’ basso, sia come risultato delle decisioni dell’Ue di varare sanzioni settoriali, sia per la nostra conseguente decisione di vietare l’importazione di una serie di prodotti agroalimentari. Le perdite degli operatori italiani del settore potranno essere a livello di svariate centinaia di milioni di euro”.

Coldiretti, preoccupata per le mosse della Russia, avverte che a rischio ci sono esportazioni per oltre 700 milioni di euro realizzate lo scorso anno.

“I consumatori russi dovranno trovare sostituti a una serie di prodotti alimentari italiani ai quali si sono abituati. Questo certamente non ci fa piacere”, ha continuato il diplomatico russo, sostenendo che nel frattempo Mosca non rimarra’ a guardare e tentera’ di modificare il problema in opportunita’.

“D’altra parte la Russia e’ il piu’ grande Paese al mondo per superficie, abbiamo enormi terreni agricoli, sui quali si puo’ introdurre praticamente qualsiasi coltura agricola esistente o sviluppare allevamenti – ha messo in risalto l’ambasciatore Razov – Una correzione della politica di investimenti apre alla possibilita’ senza precedenti di fornire alla popolazione una maggiore quantita’ di prodotti alimentari”.

La politica monetaria Europea per indebolire l’Euro

L’Europa corre il rischio di perdere la coincidenza del treno congiunturale globale e di regredire di nuovo. Oltre ai mercati finanziari, questo è stato constatato anche da Mario Draghi, per cui sul finire della primavera ha sganciato la politica monetaria europea da quella americana e ha diminuito ancora i tassi. Che la conseguente svalutazione dell’euro dia nuovo slancio alle esportazioni europee è ancora tutto da vedere. L’embargo commerciale della Russia è un ulteriore fattore frenante da non sottovalutare spiega Martin Neff, Economista capo di Raiffeisen. Le possibilità politico-monetarie sono tuttavia esaurite e quindi il Presidente della BCE parla più che agire.

I suoi commenti cercano di indebolire l’euro in modo sempre più evidente, dopo che a marzo 2020 affermava ancora: «Il tasso di cambio non è un obiettivo della nostra politica monetaria». In aprile dichiarava che il tasso di cambio stava diventando un importante fattore nella valutazione a medio termine della stabilità dei prezzi e il 7 agosto infine: «La base per un corso più debole dell’euro è ora migliore rispetto ad alcuni mesi fa». Questo cambio di paradigma verbale è un segnale dei limiti della politica monetaria europea. La politica dei tassi bassi non arriva all’economia reale e allora rimane solo il tasso di cambio come ultimo strumento. Qui c’è lo zampino del Giappone. Fino a quando non si saprà con certezza se due delle tre aree economiche mature del mondo ritorneranno anche solo timidamente alla crescita, gli aumenti dei corsi sulle borse mondiali dovrebbero rimanere modesti. Poiché inoltre le tensioni geopolitiche possono contribuire all’incertezza in ogni momento, difficilmente saranno prevedibili aumenti dei corsi nelle prossime settimane. Le speranze si basano quindi sull’autunno, che però deve confermare le forti aspettative.

Dalla Russia, nuove minacce di ritorsione verso l’Europa

La Russia minaccia altre misure di ritorsione da porre se l’occidente applicherà nuove sanzioni. Lo ha affermato il portavoce di Putin, Dmitry Peskov. «Lavoriamo a diverse opzioni – ha detto – Abbiamo ripetutamente detto che la Russia non è per le sanzioni e non ha iniziato a farle. Ma nel caso che i nostri partner continuino con pratiche non costruttive e distruttive stiamo preparando nuove misure».

Le contro-sanzioni russe verso Europa e Usa potrebbero quindi non limitarsi al settore agroalimentare ma colpire anche le importazioni di beni industriali, come le auto. È quanto riportato dal quotidiano Vedomosti. Due «funzionari federali» hanno detto al giornale che immediatamente dopo l’imposizione delle ultime sanzioni occidentali, il governo russo ha presentato al presidente Vladimir Putin un esteso elenco di probabili misure di ritorsione. Fino ad oggi c’è solo quella che prevede il blocco economico sull’import alimentare.

«Così la Russia può varare ulteriori sanzioni, qualora l’Unione europea e gli Stati Uniti inasprissero le loro misure contro di noi», ha affermato uno dei funzionari. Teoria non esclusa dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, che ha avvertito che la decisione di Mosca su quali potranno essere le nuove contro-sanzioni dipenderà esclusivamente dalle mosse che saranno fatte dall’Occidente.

In realtà a parlare di ulteriori misure restrittive nei confronti di Ue e Usa era già stato, nella scorsa settimana, il premier Dmitri Medvedev. Sul tavolo, ci sarebbe l’eventuale divieto di sorvolo della rotta transiberiana alle compagnie aeree europee e statunitensi dirette in Asia. Ma stando a Vedomosti, il governo ha preso in considerazione anche il bando, parziale o totale, dei veicoli di importazione da Paesi considerati nemici.

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