Italia nuovo record per il debito pubblico

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Bankitalia, nuovo record del debito pubblico. Abi: tassi sui mutui in crescita

Aumentano le entrate tributarie incassate dallo Stato, anche al netto delle voci straordinarie l’andamento del 2020 (fino a novembre) è più favorevole

MILANO – Nuovo record per il debito pubblico italiano, che lo scorso novembre è aumentato di 10,2 miliardi, rispetto ad ottobre, raggiungendo il piecco di 2.345,3 miliardi di euro. Se la si volesse suddividere per i quasi 60,5 milioni di italiani censiti all’inizio del 2020 dall’Istat, significherebbe avere quasi 38mila euro di indebitamento pro capite, neonati e anziani inclusi.

A rendere nota la nuova statistica è stata la Banca d’Italia, secondo la quale l’incremento ha finanziato il fabbisogno del mese (5,8 miliardi) e l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (sul conto corrente centrale ci sono 3,3 miliardi in più per un totale di 51,9 miliardi); l’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio ha inoltre incrementato il debito di 1,2 miliardi. Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, la variazione del debito ha sostanzialmente riguardato le amministrazioni centrali. Il debito delle amministrazioni locali e quello degli enti di previdenza sono rimasti pressoché invariati.

Abi: “Mutui in crescita”

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Nuovo record del debito pubblico

Mentre cresce l’attesa per l’aggiornamento del rating dell’Italia da parte di Moody’s previsto stasera a mercati chiusi, il debito pubblico a gennaio è aumentato di 41,3 miliardi di euro rispetto a dicembre a 2.358 miliardi. Spread Btp/Bund in calo. Quota di Btp in mano agli esteri ancora in calo ai minimi dal 2020

di Paola Valentini 15/03/2020 13:10

tempo di lettura

Mentre cresce l’attesa per l’aggiornamento del rating dell’Italia da parte di Moody’s, previsto stasera a mercati chiusi, il Paese registra un nuovo record per il debito pubblico a gennaio: +41,3 miliardi di euro rispetto a dicembre a 2.358 miliardi. Il dato emerge dal Supplemento al Bollettino Statistico “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” di Banca d’Italia.

L’incremento riflette l’aumento di 44 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (a fine mese risultavano pari a 79,1 miliardi), solo in parte compensato dall’avanzo di cassa del mese (2,5 miliardi). Complessivamente gli scarti e i premi all’emissione e al rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e la variazione dei tassi di cambio hanno ridotto il debito di 300 milioni.

Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 41,8 miliardi, quello degli enti di previdenza di 100 milioni, il debito delle amministrazioni locali si è invece ridotto di 600 milioni. Sempre a gennaio, continua Via Nazionale, salgono le entrate tributarie a 34,5 miliardi, in aumento del 2,4% (800 milioni) rispetto al dato dello stesso mese del 2020.

“Un dato decisamente preoccupante, specie se si considera che la Bce ha smesso di acquistarci titoli di Stato”, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Considerato che in Italia, secondo gli ultimi dati Istat, ci sono 25.386.000 famiglie, è come se ogni famiglia avesse 92 mila euro di debito, 92.885 euro per la precisione. Se consideriamo la popolazione residente, pari a 60.483.973 unità, e’ come se ogni italiano avesse un debito di 38 mila e 985 euro”, conclude Dona.

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E a dicembre il valore dei titoli di Stato italiani in mano a soggetti esteri è calato nuovamente a 634,393 miliardi dai 646,883 miliardi di novembre, nuovo minimo da dicembre 2020 (618,8 miliardi).

E in base a calcoli Reuters sui dati di Via Nazionale, a dicembre la quota dei titoli in mano ai non residenti sul totale di quelli in circolazione è scesa al 32,3% da 32,4% di novembre.

Sempre Reuters riporta che i dati odierni includono i titoli di Stato detenuti da investitori domestici attraverso soggetti non residenti (come gestioni patrimoniali e fondi) e quelli detenuti dall’eurosistema direttamente (e non attraverso Bankitalia) e da banche centrali di altri Paesi. Secondo le stime di Bankitalia, al netto di queste voci la quota in mano agli investitori esteri, afferma ancora Reuters, è calata al 24% del totale nel corso del secondo trimestre dell’anno, con una flessione di circa tre punti percentuali, la più ampia dal secondo trimestre del 2020.

Intanto lo spread Btp/Bund, dopo aver aperto in rialzo a 244 punti base dai 241 punti della chiusura di ieri, al momento tratta in calo a 241 punti base, con il tasso del decennale al 2,5%, in vista del verdetto di Moody’s. L’agenzia lo scorso 19 ottobre aveva declassato il rating da Baa2 al livello Baa3, un gradino sopra il non-investment grade, confermando un outlook stabile.

Gli strategist di Unicredit non si aspettano alcuna revisione sulla raccomandazione o sull’outlook. Per gli esperti, però, Moody’s rivedrà probabilmente le previsioni sulla crescita del pil dell’Italia allo 0% circa per il 2020, dall’1,3% di ottobre, e all’1% per il 2020. Inoltre l’agenzia di rating dovrebbe alzare le stime sul deficit di bilancio e sul debito pubblico, soprattutto dopo che l’Istat ha registrato un aumento del rapporto debito/pil al 132,1% nel 2020, dal 131,3% dell’anno precedente. Infine, Moody’s dovrebbe evidenziare il rischio elevato di elezioni anticipate, dopo quelle del Parlamento europeo di maggio, fattore che resterà un ostacolo alla discesa dei rendimenti dei titoli di Stato, concludono da Unicredit.

Debito pubblico, nuovo record a febbraio a 2.363 miliardi

Bankitalia conferma la revisione al rialzo dopo l’ampliamento del perimetro della Pa: 132,2 per cento del Pil nel 2020

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Lo studio dell’Osservatorio di Carlo Cottarelli

MILANO – L’anno scorso il debito pubblico è stato, per gli annali statistici, cinque miliardi più alto di quel che si credeva e ha raggiunto il 132,2 per cento del Pil. Poi non ha smesso di crescere. A febbraio ha anzi toccato un nuovo livello record salendo (di poco) a 2.363,685 miliardi di euro da 2.363,496 di gennaio. Se si guarda a quel che succedeva un anno prima, il monte del debito era 2.293,616 miliardi. Su base annua, quindi, l’aumento è di 70 miliardi.

Per quanto riguarda il debito in mano agli investitori esteri, l’ultimo dato disponibile di gennaio si attesta a 702,813 miliardi di euro, in leggera ripresa da 681,892 miliardi di dicembre, ma ancora lontano dal picco di 774,905 miliardi nell’aprile 2020. La parte di titoli, verosimilmente Btp e altri titoli di Stato, ammontava a gennaio a 650 miliardi, anche in questo caso in ripresa dai 630 del mese precedente.

Per quanto riguarda i dati annuali, rispetto ai dati diffusi lo scorso 15 marzo, il debito è stato rivisto questa mattina al rialzo di 0,8 miliardi nel 2020, 5,5 miliardi nel 2020 e 5,3 miliardi nel 2020, nelle stime di Banca d’Italia. “Le revisioni riflettono principalmente l’ampliamento del perimetro delle Amministrazioni pubbliche definito dall’Istat in accordo con l’Eurostat”, spiega Bankitalia. Il riferimento è al nuovo conteggio del novero delle Pa, che già nei giorni scorsi aveva fatto scattare delle rivisitazioni dei recenti numeri di finanza pubblica sia da parte dell’Istat che della stessa Banca centrale. Oggi viene approfondito il capitolo proprio sul debito.

2020 2020 2020 2020
Debito/Pil (%) 131,6 131,4 131,4 132,2

Cosa è cambiato? Sono entrate alcune società nel perimetro del Pubblico, per cui il loro debito è debito di tutto il Paese. Ecco chi: dal 2020 Concessioni autostradali venete; dal 2020 Rete ferroviaria Italiana, FerrovieNord, Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa (Invitalia), Cassa del Trentino, Finanziaria per lo sviluppo della Lombardia, Finanziaria regionale abruzzese, Finpiemonte, Finanziaria regionale Valle d’Aosta, Acquirente Unico e Ricerca sul sistema energetico.

Ecco dunque che, con il nuovo perimetro della Pa, il debito delle Amministrazioni pubbliche al 31 dicembre del 2020 ammonta a 2.322 miliardi, pari al 132,2 per cento del PIL; alla fine del 2020 il debito risulta pari a 2.269 miliardi (131,4 per cento del Pil).

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