Italia Krugman promuove il M5S

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Italia: Krugman promuove il M5S

E’ il premio Nobel dell’economia a parlare, Paul Krugman che dalle colonne del Sole 24 Ore spiega perchè è da considerarsi provvidenziale per il nostro paese l’avvento del Movimento a 5 Stelle. L’economista americano approfitta dell’intervista per parlare anche della guerra valutaria. Krugman dà uno sguardo critici all’Europa e al nostro paese e promuove comportamenti e risultati che molti altri attori della finanza trovano assolutamente fuori luogo. Il suo lungo excursus parte dalla guerra valutaria che è considerata da molti come inesistente o soltanto come l’emblema del ruolo delle banche centrali.

Secondo l’economista americano, la guerra di valute che molti leader si sforzano di negare, è da considerarsi un’opportunità, com’è già accaduto negli anni Trenta. In questo periodo il bersaglio delle banche centrali è l’euro e sembra fuori luogo che la BCE non reagisca svalutando la moneta unica del Vecchio Continente.

La reticenza valutaria, unita all’austerity contenuta in molti programmi economici nazionali, rischia di deprimere l’economia europea e quella di molti stati membri. Essere troppo severi con prezzi e produzione, determina una ripresa pari a zero. Questo panorama sembra confermato, almeno per quanto riguarda l’Italia, dai dati Istat sull’economia del Belpaese.

Ecco perchè il voto antiausterity raccolto dal Movimento a 5 Stelle, può essere considerato dirompente e provvidenziale per il nostro paese.

Paul Krugman: “Le persone non sono abbastanza allarmate riguardo alla situazione italiana”

L’economista: “A suo modo è una minaccia per l’ordine liberale paragonabile al trumpismo”

“Le persone non sono sufficientemente allarmate riguardo alla situazione italiana”. È quanto sostiene in un tweet l’economista americano premio Nobel Paul Krugman. “A suo modo – scrive – è una minaccia per l’ordine liberale paragonabile al trumpismo”. Krugman si dice d’accordo con un editoriale pubblicato dal Financial Times e firmato da Wolfgang Munchau, secondo il quale “L’Italia indica la strada verso la la fine della democrazia liberale”.

Secondo l’editorialista del Financial Times “non ha senso paragonare l’ascesa dei movimenti e partiti ‘populisti’ e nazionalisti di oggi ai nazisti e fascisti di 80 o 90 anni fa”. Tuttavia, scrive, “vedo parallelismi molto più chiari tra la caduta della Repubblica di Weimar in Germania e la vulnerabilità delle élite liberali europee”.

Munchau punta in particolare il dito verso “gli errori” commessi dalle forze ‘centriste’, citando Pd e Forza Italia. “5stelle e Lega – sostiene – genereranno una ripresa attraverso un grande stimolo fiscale e ne guadagneranno il merito. Sono al potere proprio perché i centristi non sono riusciti a dare risultati sull’economia. Qui sta la lezione principale di Weimar: se la democrazia liberale non riesce a garantire prosperità economica a una porzione sufficientemente ampia della popolazione per lunghi periodi, essa finisce. Insieme alle istituzioni finanziarie ed economiche che essa ha creato”.

Tra queste istituzioni Munchau indica in particolare l’Eurozona, dando per possibile una uscita dell’Italia, che a suo parere sia la Lega sia porzioni del M5s continuano a voler perseguire. “Tutto ciò che un governo dovrebbe fare – scrive – è creare una crisi finanziaria, dichiarare lo stato di forza maggiore e introdurre una valuta parallela nel corso di un lungo weekend festivo in banca. Non c’è nulla nella Costituzione italiana che prevenga una crisi finanziaria o impedisca a un governo di dare alle persone i mezzi per comprare cibo”.

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Governo, Salvini: “Pd-M5s già insieme in Ue”. Di Maio: “Se vuole la crisi lo dica chiaramente” La replica: “Persa fiducia, anche personale”

Il vicepremier lancia un nuovo avvertimento agli alleati: “Con tre no su autonomia, giustizia e manovra cambia tutto”. Poi su Facebook il nuovo affondo: i grillini hanno votato la Von der Leyen “tradendo il voto degli Italiani che volevano il cambiamento”. Il capo politico del M5s: “Scelga tra l’interesse del suo partito e quello del Paese, ma così non si può andare avanti”

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Matteo Salvini avverte: “Con tre no su autonomia, giustizia e manovra cambia tutto”. E poi affonda: “5Stelle e Pd? Da due giorni sono già al governo insieme, per ora a Bruxelles”. Luigi Di Maio lo sfida: “Se la Lega vuole far cadere il governo lo dica chiaramente e se ne prenda la responsabilità”. Il primo controreplica: “Lo lascio ai suoi sfoghi”. Tuttavia la fiducia “purtroppo si è persa anche a livello personale. Perché io mi sono fidato per mesi e mesi”. I principali temi sul tavolo – il caso Savoini e il no del carroccio alla Von der Leyen – fanno salire la tensione nel governo e il segretario del Carroccio e il capo politico del M5s fanno di nuovo le scintille.

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L’opinione diffusa è che per mettere fine a questo governo il tempo si chiuderà il 20 luglio, ultima data utile per sciogliere le Camere e votare a settembre. Ma il vicepremier leghista non crede “alla finestra. A parte che non ci sono solo due o tre giorni. Dieci? Neanche, datemi retta, non c’è una finestra così stretta“. Come a dire: se voglio, il governo lo faccio cadere quando voglio. Salvini lancia il nuovo avvertimento agli alleati da Helsinki, dov’è volato per il vertice dei ministri dell’Interno dell’Ue: “Con tre no su autonomia, giustizia e manovra cambia tutto”.

Il tasto che al momento scotta di più è l’inchiesta della procura di Milano sulla presunta trattativa condotta da Gianluca Savoini a Mosca per far arrivare alla Lega 65 milioni di fondi russi. Giuseppe Conte ha annunciato che il 24 sarà a Senato a riferire sul caso: “Che ne sa il premier dei presunti finanziamenti alla Lega?”, domanda Salvini in un’intervista al Corriere della Sera. E, poi, sempre su Conte: “Ribadisce ogni giorno che è il presidente del Consiglio. Chi l’ha mai messo in dubbio? Io non mi alzo la mattina dicendo ‘Matteo, sei il ministro dell’Interno, accidenti!’”. Sull’inchiesta, si mostra tranquillo: “Possono cercare quello che vogliono, ma non trovano un euro, un dollaro, nulla”.

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A pesare, e molto, sui rapporti con l’alleato sono anche le scelte fatte a Bruxelles: la divaricazione sul voto per l’elezione di Ursula von der Leyen alla Commissione Ue hanno fatto saltare la nomina di un italiano (Giancarlo Giorgetti) a commissario alla concorrenza e agitato ancor di più i non rapporti tra i due alleati. “Il commissario all’Italia spetta per legge e la Lega ha preso il doppio dei voti degli altri – sentenzia il vicepremier leghista – Ma se i voti non contano, lo sceglieremo su Rousseau“.

Come si fa ad andare avanti, quindi? “Lo chiederò a Conte e Di Maio – risponde il ministro a La Repubblica – gli insulti quotidiani del Pd ci stanno. Ma ogni giorno tre esponenti grillini si alzano e, invece di fare come la gazzella che corre, attaccano me. Attilio Fontana e poi Siri, Rixi, Molinari, Romeo, per qualcuno sono tutti colpevoli e ladri a prescindere, atteggiamento poco democratico”, aggiunge. E avverte: “L’autonomia, la riforma della giustizia, la manovra. Con questi tre passi vado avanti, con tre no cambia tutto“. Teme un ribaltone Pd-5 Stelle se cade questo governo? Fico ci lavora? “Lo chiedano agli italiani. E chi se ne frega di Fico“.

Un po’ però gliene “frega”, visto che in mattinata il vicepremier torna sulla questione con un post su Facebook: “Cinquestelle e Pd? Da due giorni sono già al governo insieme, per ora a Bruxelles – attacca Salvini – Tradendo il voto degli Italiani che volevano il cambiamento, i grillini hanno votato il Presidente della nuova Comissione Europea, proposto da Merkel e Macron, insieme a Renzi e Berlusconi. Una scelta gravissima, altro che democrazia e trasparenza”.

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“Se la Lega vuole far cadere il governo lo dica chiaramente e se ne prenda la responsabilità – risponde poco dopo in diretta Facebook Luigi Di Maio – Io non dico che abbiamo fatto male per l’Italia in questi mesi, ogni giorno cerco di portare a casa i risultati ma con questo clima si fa male al Paese e quando si minaccia di far cadere il governo il risultato è che gli investitori non investono, perché si ritrovano un clima di incertezza e attendono il governo successivo”, prosegue il capo politico del M5s, che che sottolinea: Salvini “scelga tra l’interesse del suo partito e quello del Paese, ma così non si può andare avanti

L’accusa di essere al governo con il Pd, anche se solo a Bruxelles, fa male e Di Maio replica: “Qui si attacca il M5S per fare notizia e coprire il caso dei fondi russi ma questa è una falsità, una falsità volgare che ci ritroviamo ogni giorno. Oggi se vogliamo seguire questo schemino di Salvini chi è al governo con Berlusconi, in tutte le Regioni, è la Lega. Chi sta al governo con Renzi sull’affossamento del salario minimo, sul Tav, su Radio Radicale, ovvero “Radio Soros”, è sempre la Lega”.

“Le teorie di di Maio arrivano lontane, lascio a lui i suoi sfoghi – ha replicato Salvini parlando con i giornalisti a Helsinki – abbiamo preso atto della svolta storica dei 5s che hanno votato assieme a Merkel, Macron, Berlusconi e Renzi. Noi andiamo avanti sui fatti”. “Oltre questo governo ci sono solo le elezioni“, ha proseguito il vicepremier. Tuttavia la fiducia “purtroppo si è persa anche a livello personale. Perché io mi sono fidato per mesi e mesi”. “In ogni caso noi siamo gli ultimi ad essere attaccati alla poltrona, se ci dovessimo rendere conto che non si riesce a lavorare”, ha aggiunto Salvini. Che ha confermato che venerdì non sarà presente al Consiglio dei ministri: “Domani non vado al cdm e al vertice sull’autonomia per altri impegni“.

L’altro tema che divide gli alleati è quello dell’Europa. Con la decisione di non votare la Von der Leyen “il rischio della Lega è di isolare l’Italia” nell’Unione europea, “il rischio è di essere come quei paesi che se ha bisogno di aiuto resterà isolato come è stato per la Grecia“, aveva detto Di Maio in mattinata a UnoMattina. “La Lega ci accusa di aver votato von der Leyen ma mentono – ha proseguito il ministro del Lavoro – c’era un accordo in cambio del commissario, poi hanno capito che non riuscivano ad avere il commissario e hanno cambiato idea”. “Ora però – ha aggiunto – il colmo è che la Lega vuole il Commissario Ue. Ma se ti isoli e voti contro ma chiedi di aver un leghista come suo vice…”

Conte, da parte sua, per la prima volta apre alla possibilità che il governo possa non arrivare a scadenza naturale. Il tema è la presunta trattativa che il M5s starebbe portando avanti per un governo con il Pd. “Confido di potere completare questo faticoso impegno sino al termine naturale della legislatura”, premette il premier in una lettera a La Repubblica. “Se questa esperienza di governo dovesse interrompersi in via anticipata, non mi presterò tuttavia a operazioni opache o ambigue”.

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