In crisi il settore auto, soffrono i francesi

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In crisi il settore auto, soffrono i francesi

Investire in opzioni binarie vuol dire anche fare delle incursioni nella borsa rischiando poco ed ottenendo buoni risultati in termini di rendimento e impegno economico. Per questo è bene sapere in quale settore è meglio non puntare i risparmi. Se c’è oggi un ambito molto rischioso e in calo, in Europa, è quello delle auto. Diminuiscono le immatricolazioni e calano gli utili di numerose aziende. Le prime a soffrire sono quelle francesi che collezionano i ribassi più consistenti. Nel Vecchio Continente, dicono le ultime statistiche, resiste soltanto la Volkwagen. In crescita, invece, il settore delle auto asiatiche.

L’ultimo report dell’Aci, riferito al febbraio del 2020, parla di un crollo delle vendite di auto pari al 17,41 per cento, che si somma al -17,25% di gennaio. La ripresa, per questa porzione di mercato, si allontana sempre di più e secondo l’Automobile Club tricolore, si potrà respirare soltanto a partire dal 2020.

A fare le spese della crisi saranno soprattutto i concessionari. Ma da cosa dipende questa situazione? Benché la flessione affondi le radici in una crisi di lungo periodo, molti operatori del comparto automobilistico, attribuiscono a débacle soprattutto all’instabilità del panorama politico.

Gli investitori si aspettano adesso delle soluzioni nuove, un maggiore investimento nella ricerca, un contenimento dei prezzi che potrebbe mantenere a galla numerose aziende.

Acquisizioni francesi in Italia, i numeri da record degli ultimi anni

Acquisizioni francesi in Italia, i numeri da record degli ultimi anni

Il braccio di ferro l’anno scorso tra il governo francese e Fincantieri sui cantieri di Saint Nazaire è solo l’ultimo capitolo di un confronto tra Italia e Francia sullo scacchiere economico europeo.

Da Parmalat in poi le aziende francesi hanno fatto shopping su suolo italiano in maniera crescente.

Basti pensare che fino al 2005 erano le aziende italiane a risultare quelle che avevano effettuato più acquisizioni, 20 miliardi contro 13.

Poi tutto è cambiato. Quello che è accaduto dopo ha portato le conquiste francesi a 101,5 miliardi tra 1996 e 2020, contro i 52,5 dell’Italia.

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Nel 2020 in particolare sono state di 3,1 miliardi le acquisizioni francesi in Italia, con 34 transazioni, e di 2,5 quelle italiane in Francia, per 21 transazioni.

Se il calcolo è effettuato dall’inizio della crisi, il 2008, al 2020, secondo Kpmg parliamo di 214 acquisizioni, per un valore totale di 32 miliardi.

Vediamo di quali aziende si tratta in particolare.

Acquisizioni francesi in Italia, telecomunicazioni, lusso e food nel mirino

Anche lasciando da parte la vicenda di Luxottica ed Essilor, che per alcuni è una fusione, per altri un’ulteriore conquista francese, abbiamo una serie di acquisizioni celebri che vanno ricordate:

  • BNL da parte di BNP nel 2006 per 9 miliardi
  • Cariparma, Friuladria, varie casse di risparmio da parte di Credit Agricole nel 2006 per 6 miliardi
  • Edison da parte di EDF nel 2020 per 6,3 miliardi
  • Parmalat da parte di Lactalis per 1 miliardo nel 2020
  • Pioneer da parte di Amundi per 4 miliardi

C’è il settore poi del consumo, in cui si concentra gran parte delle acquisizioni, il 34% tra 2008 e 2020, per un totale di 73 operazioni e 14,7 miliardi.

Ricordiamo i seguenti casi:

  • Loro Piana comprata da Lvmh per 2 miliardi nel 2020
  • Bulgari conquistata sempre da Lvmh per ,3 miliardi nel 2020
  • Pomellato da Kering per 250 milioni nel 2020
  • Gucci nel 2003 era stata acquisita da Kering per 10 miliardi

C’è poi Vivendi, che ha in mano il 23,9% di Telecom, in cui ha lottato a lungo con il fondo americano Elliot per esercitare il proprio controllo, infine perdendo.

Acquisizioni francesi in Italia, l’agroalimentare

Vi è poi il settore agroalimentare. Di Parmalat si è già detto, ed è il caso più noto, ma ve ne sono anche altri

  • Lo zucchero Eridania, comprato da Cristal Union nel 2020
  • Tenuta Greppo (produttrice del Brunello di Montalcino) venduta a Epi sempre nel 2020

E riguarda sempre l’alimentare il recentissimo acquisto di 500 ettari delle saline di Margherita di Savoia, le più grandi d’Europa da parte di Cis, controllata dalla francese Salins.

La trattativa era riservata, ed è seguita al crack finanziario dell’italiana Atisale-Salapia Sale

Molto inferiori le ultime operazioni italiane, soprattutto escludendo quella di Fincantieri su STX, che presenta ancora oggi incertezze e allungamenti dei tempi.

Atlantia ha acquisito la gestione dell’aeroporto di Nizza per 975 milioni, Lavazza ha comprato Cart Noire per 700 milioni, Campari ha rilevato Grand Marnier per 683 milioni.

Si tratta di briciole in paragone all’attivismo francese, che ha approfittato della debolezza strutturale dell’economia italiana, composta di piccole imprese meno produttive e che non fanno sistema. in contrasto con i colossi e le multinazionali d’Oltralpe che sono in grado di generare una maggiore produttività. Con l’aiuto molto attivo dell’Eliseo naturalmente.

Costruzioni e auto soffrono in Europa Il food traina l’Asia

In questo articolo
Storia dell’articolo

Questo articolo и stato pubblicato il 30 maggio 2020 alle ore 11:00.

Nessun settore economico europeo и al riparo dal rischio credito. Costruzioni e auto sono quelli che stanno soffrendo di piщ, ma non c’и un solo comparto manifatturiero che non stia attraversando una fase di deterioramento. Vanno nella stessa direzione le valutazioni espresse da due tra i maggiori operatori mondiali delle assicurazioni dei crediti, Coface ed Euler Hermes. In due distinti report, i due big francesi aggiornano il check up dell’economia mondiale, registrando una volta di piщ gli effetti della recessione attraversata dal l’Eurozona.

Costruzioni e auto scontano inevitabilmente la stagnazione della domanda interna, come sottolinea Coface, che mette tra i settori piщ a rischio anche l’industria metallurgica, colpita da un eccesso di capacitа produttiva. Anzi, per Coface, la metallurgia и il comparto che presenta i profili di rischio di credito piщ seri tra i 14 presi in considerazione. Preoccupa anche l’elettronica, penalizzata dal calo delle vendite di computer. La contrazione del mercato dell’auto risparmia invece la meccanica, dove il rischio credito resta contenuto.
La ricerca del colpevole porta Euler Hermes a puntare il dito verso l’ormai solito sospetto: la politica di austerity, adottata nelle principali economie europee, ha tagliato in modo drammatico il potere d’acquisto delle famiglie e quindi la loro capacitа di spesa. Mettendo alla frusta fatturati e margini delle imprese.
All’interno dei Paesi europei, il settore delle costruzioni, particolarmente in crisi in Spagna, Francia e Italia, ha ormai esaurito la spinta anche nelle economie dell’Europa orientale. Per quanto riguarda la Spagna, Euler Hermes individua una nota positiva nella discesa del costo del lavoro, che dovrebbe dare ossigeno alla ripresa dell’industria.

Tutt’altro scenario in Asia. Secondo Coface, i Paesi emergenti – o meglio “a recente industrializzazione” – della regione possono contare sulla costante crescita del giro d’affari delle imprese, con tassi che a seconda dei comparti viaggiano tra il 4 e il 16 per cento. Lo sviluppo della classe media in Cina e in India sta premiando, per esempio, la farmaceutica. Fanno eccezione l’industria metallurgica, in difficoltа un po’ ovunque, la meccanica e il tessile-abbigliamento, quest’ultimo sotto osservazione soprattutto in Cina, a causa del processo di delocalizzazione verso Paesi dove il costo della manodopera и piщ basso. Sempre in Cina, la crisi di sovracapacitа produttiva dei pannelli solari, al centro dello scontro con l’Unione europea, penalizza il rischio credito del comparto.
In questa regione, da tenere d’occhio, secondo Euler Hermes, c’и la capacitа di Pechino di reagire al calo dell’export verso l’Europa, ma anche la dinamica dei prezzi al consumo in India, che potrebbe avere conseguenze sui tassi d’interesse. La crescita continua del potere d’acquisto della classe media della regione rappresenta perт una considerevole opportunitа, che premia il settore alimentare, dove si assiste a un cambiamento profondo delle abitudini di consumo, e il commercio al dettaglio.

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