Gli account VIP per i traders tutto cio che dovete sapere

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Gli account VIP per i traders: tutto ciò che dovete sapere

Nel mondo del trading, si sente spesso parlare di account VIP, ma di che cosa si tratta esattamente? Gli account VIP sono stati creati per i grandi investitori, cioè per coloro che investono cifre ingenti nel trading, anche milioni di dollari. L’account VIP permette a questa tipologia di trader di avere dei vantaggi notevoli negli investimenti.

Quali sono le caratteristiche di un account VIP per il trading?

Come deve essere un trader per avere un account VIP? Quali caratteristiche è obbligatorio avere? Vediamole una per una qui sotto.

1) Requisiti di capitale

Gli account VIP sono destinati a coloro che possono essere classificati come personalità molto importanti nel trading di opzioni binarie. Un tipico account VIP partirà da $ 10.000 su una piattaforma di dealing desk, ma questa somma può anche essere estesa ad un requisito minimo di capitale fino a $ 100.000 in una rete ECN. Per questo, possiamo affermare che gli account VIP sono per gli investitori che possiedono grandi capitali da investire.

2) Possibilità di fare trading con grandi lotti

I broker affermano la propria potenza grazie agli spread generati dalle compravendite che i traders eseguono sulle loro piattaforme. Quindi, se un trader investe milioni su una piattaforma, sarà una risorsa preziosa per il broker. Pertanto, i titolari di account VIP hanno il permesso di commerciare grandi lotti e non sono autorizzati a commerciare quelli piccoli.

3) Bonus e vantaggi per i trader

I titolari di un account VIP sono soggetti a un trattamento speciale quando si tratta di bonus e vantaggi. Infatti, i maggiori investitori ottengono bonus, agevolazioni, grande attenzione del servizio clienti, accesso a prodotti privilegiati e carte di debito prepagate per consentire il ritiro immediato dei profitti.

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4) Requisiti di leverage

I requisiti di leverage per i trader con account VIP sono molto bassi. Di solito, tali investitori possono ottenere un effetto leverage fino a 1: 500. In questo modo, i traders possono ottenere il leverage necessario per arrivare ad essere tra i più grandi investitori nel mercato delle opzioni binarie.

Vantaggi e svantaggi degli account VIP

Gli account VIP sono molto vantaggiosi in quanto consentono al trader di avere infinite opportunità per guadagnare migliaia di dollari. A differenza dei piccoli trader che hanno bisogno di commerciare moltissimi beni prima di arrivare a somme tangibili di denaro, chi possiede un account VIP avrà sicuramente molti vantaggi in più. Un trader con account VIP può guadagnare in proporzione molto più denaro in breve tempo rispetto ad un normale investitore, cioè in tempi rapidi può arrivare ad una somma che l’altro sarebbe capace di raggiungere solo dopo mesi e mesi di duro lavoro. Inoltre, la possibilità di commerciare con prezzi trasparenti su una rete ECN è un vantaggio che non è secondo a nessun altro. Senza dati intermedi, ciò che il trader vede è quello che ottiene e questo offre una maggior garanzia sulle azioni di trading.

Quali sono gli svantaggi del trading con gli account VIP? Oltre agli innumerevoli vantaggi, questi account presentano dei grandi rischi, quindi è sempre bene valutare con attenzione ogni investimento prima di ritrovarsi davanti enormi perdite. Il trader, infatti, potrebbe lasciarsi prendere la mano con gli investimenti di denaro, non riuscendo più a tenere sotto controllo il rischio. Infatti, è consigliabile prestare grande attenzione a non investire enormi cifre quando si è in presenza di un rischio elevato, altrimenti si potrebbero perdere molti soldi. Inoltre, l’account VIP non è un buon modo per iniziare a muovere i primi passi con il trading, in quanto è molto più facile per i principianti perdere soldi, non avendo l’esperienza necessaria per affrontare le diverse situazioni di mercato.

In ogni caso, gli account VIP sono l’ideale per i trader più esperti che conoscono alla perfezione ogni movimento del mercato. Questi account pertanto sono riservati esclusivamente a coloro che sono in grado di gestirli e di comprendere tutte le informazioni necessarie per guadagnare cifre considerevoli e di effettuare ingenti investimenti. Anche se avete molti soldi da investire, se non avete una conoscenza approfondita del trading online, è meglio che partiate dagli account di base. Poi, dopo aver maturato molta esperienza nel settore, potrete ambire ad ottenere il vostro account VIP che vi riserverà innumerevoli vantaggi oltre che grandi guadagni.

Coronavirus e “Zona protetta”, circolazione di persone e merci: tutto ciò che dovete sapere

Sono Presidente di A.L. Assistenza Legale, sono nato e cresciuto a Milano, dove sono diventato avvocato cassazionista e giornalista. La mia professione è anche la mia passione. Amo difendere le persone e credo sia importante che ognuno abbia la consapevolezza dei propri diritti e delle possibilità che ha di difendersi dalle ingiustizie quotidiane. Mi considero un innovatore, non riesco mai a guardare le cose dallo stesso punto di vista. Ho creato degli studi legali completamente nuovi e diversi da quelli tradizionali i miei studi sono stati infatti inseriti dal Financial Times tra i top 50 Innovative Law Firm. Mi piace spiegare il diritto in modo semplice, se ci fosse una frase che sintetizza il mio pensiero sarebbe questa: “Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna” (Albert Einstein)

Le misure sempre più incisive adottate dal Governo per limitare i rischi di contagio del coronavirus continuano a modificare notevolmente le abitudini che compongono la nostra quotidianità.

Gli italiani sono chiamati ad operare sacrifici sempre più grandi, ma indispensabili per la tutela della salute di tutti i cittadini. Affinché la collaborazione di tutti gli individui risulti proficua, è tuttavia necessario che ognuno sappia esattamente in cosa si esplicano i divieti posti in essere dalla pubblica autorità e che si fornisca una puntuale risposta ad eventuali dubbi che la normativa può innescare.

Alla luce dell’ultimo decreto, firmato nella serata di mercoledì 11 marzo 2020 ed in vigore dal 12 al 25 marzo 2020, la «regola madre» rimane comunque la stessa: limitare al massimo gli spostamenti.

La dichiarazione di pandemia da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e le persistenti richieste provenienti dalla Regione Lombardia per una totale chiusura di tutte le attività, hanno indotto il Governo a decidere di inasprire ulteriormente le disposizioni precedentemente emanate e valide per tutto il territorio italiano – che continua a rimanere «zona protetta» – nel tentativo di contenere e contrastare il contagio in maniera più efficace.

Si dispone la chiusura totale delle attività commerciali al dettaglio – con la sola eccezione di quelle che vendono generi alimentari e di prima necessità – di bar, ristoranti, pub e dei reparti aziendali che non risultano indispensabili per la produzione, mentre resta garantito lo svolgimento dei servizi pubblici essenziali, comprese le attività accessorie.

Le industrie e le fabbriche potranno continuare a svolgere le proprie attività produttive a condizione che ricorrano ad adeguate misure di sicurezza volte ad evitare il contagio.

Viene invece confermato dal nuovo DPCM in vigore dal 12 marzo 2020 quanto già stabilito dal precedente decreto che ha imposto la limitazione degli spostamenti su tutto il territorio italiano a quelli strettamente necessari, giustificati da «comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità» o «motivi di salute».

Ma cosa significa precisamente «comprovate esigenze lavorative»?

Nonostante rimanga sempre possibile uscire di casa per recarsi a lavoro, il Governo invita a prediligere, tutte le volte in cui ciò sia possibile, il ricorso alla modalità “semplificata” di lavoro agile quale strumento prioritario da utilizzare nella gestione dell’emergenza, al fine di minimizzare gli spostamenti e le presenze sul luogo di lavoro.

Con il DPCM entrato in vigore il 12 marzo 2020 il Governo affianca poi alla modalità di smart working la raccomandazione ai datori di lavoro, sia pubblici che privati, di promuovere ed incentivare, ove possibile, le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti, confermando e rinnovando quanto già disposto a riguardo nei precedenti decreti (DPCM 8 e 10 marzo 2020). Trattandosi di una situazione di emergenza si ritiene pacifico che la collocazione in ferie possa avvenire a prescindere dal consenso del lavoratore, così come accade per l’adozione dello smart working che, ogni qual volta sia possibile, risulta la soluzione da privilegiare.

Tenuto conto di ciò, le comprovate esigenze lavorative che giustificano lo spostamento per recarsi sul luogo di lavoro finiscono per riguardare quelle residuali ipotesi in cui la presenza dei lavoratori sul posto di lavoro sia necessaria per garantire la continuità produttiva e organizzativa dell’azienda, la cui attività sarebbe altrimenti soggetta ad una immediata paralisi. In questi casi è richiesto al datore di lavoro, anche in virtù del generale dovere che su di lui incombe di tutelare i propri lavoratori dal rischio biologico (D.Lgs. n. 81/2008) e di preservarne la sicurezza (art. 2087 c.c.), di procedere ad una solerte valutazione del numero di lavoratori che devono recarsi fisicamente sul luogo di lavoro per garantire la continuità produttiva e, una volta individuati, munirli di apposita dichiarazione che giustifichi lo spostamento.

È chiaro, dunque, che il semplice sussistere dell’esistenza di un rapporto di lavoro sia insufficiente per ritenere integrate le esigenze che giustificano gli spostamenti, in quanto ciò comporterebbe il venir meno dello scopo perseguito dal provvedimento.

“Comprovate” significa che si deve essere in grado di dare una dimostrazione della ragione dello spostamento, tramite un’autocertificazione o attraverso qualsiasi altro mezzo di prova idoneo. Il modulo da utilizzare (e da fornire in caso di controllo) è quello fornito dal Ministero dell’Interno (scaricabile anche online) e di seguito riportato, valido per l’intero territorio nazionale:

Assicurazione droni obbligatoria, tutto quello che dovete sapere

Più informazioni su

I videomaker, i fotografi o i semplici appassionati si trovano a dover fare i conti con un nuovo obbligo: l’assicurazione droni. Questa novità è stata introdotta dall’Ente nazionale per l’aviazione civile, che può così allinearsi con il resto dell’Europa. In altri Paesi, infatti, questo obbligo è già presente da parecchio tempo. Come molte altre novità, anche questa potrebbe cogliere impreparati molti cittadini, che dovranno ora adeguare tutta la propria attrezzatura. In questo articolo scopriremo tutto ciò che occorre sapere.

Da dove deriva l’obbligo di assicurazione droni: tra passato e presente

In passato, esistevano due grandi categorie di droni:

  • SAPR(Sistema Aeromobile a pilotaggio remoto), ovvero quei velivoli che venivano utilizzati per scopi lavorativi;
  • Aeromodelli, di proprietà dei semplici appassionati.

Solo i modelli contenuti nella prima categoria dovevano essere assicurati, così da evitare spiacevoli inconvenienti. Ovviamente, esisteva una polizza assicurativa anche per gli hobbisti, ma non vi era nessun obbligo. Dal 15 dicembre 2020, le cose sono cambiate: tutti i droni che presentano funzionalità pensate per il volo automatico, tra cui le rotte GPS, dovranno essere assicurati.

Le due tipologie si fonderanno in un’unica categoria, riconosciuta con il nome di “SAPR”. Il motivo di questa decisione potrebbe derivare dal fatto che anche i droni di proprietà degli hobbisti causano, spesso e volentieri, danni. Inoltre, i piloti sono anche invitati a registrare il proprio apparecchio a chi di dovere.

La normativa

Questa nuova legge è stata introdotta con l’articolo 32.1 del regolamento ENAC edizione 3, entrato in vigore a partire dal 15 dicembre 2020. In particolare, la normativa recita:

Non è consentito condurre operazioni con un SAPR se non è stata stipulata e in corso di validità un’assicurazione concernente la responsabilità verso terzi, adeguata allo scopo.

Il nuovo regolamento non ammette quindi delle vere e proprie differenze tra scopri ricreativi e lavorativi e, tantomeno, per quanto riguarda le dimensioni. L’unica categoria esclusa è quella dei droni giocattolo.

Perché assicurare un drone?

Oltre agli obblighi legali, assicurare un drone è un’operazione che potrebbe avvantaggiare gli utenti, pur richiedendo un investimento economico. Questi oggetti, pur apparendo inoffensivi, potrebbero causare dei danni spesso ingenti. Già durante i mesi scorsi, l’ENAC ha ideato un regolamento, in cui troviamo il divieto di utilizzare droni nei centri urbani e in luoghi che si trovano nei pressi di un aeroporto (a una distanza inferiore di 5 chilometri dalle strutture pensate per il decollo e l’atterraggio di aeromobili).

Il pilota è l’unico responsabile di eventuali danni causati a cose o persone. Basterebbe quindi anche un piccolo errore per causare seri problemi ai possessori del drone. L’assicurazione appare quindi come un modo per tutelarsi per ogni eventuale problema.

Quali droni non assicurare?

I droni giocattolo, ovvero quelli costruiti appositamente per i più piccoli, sono esenti dall’obbligo assicurativo. Questa tipologia di prodotti è riconoscibile dal marchio “CE”, che testimonia che quell’oggetto è conforme alla Normativa Europea sui Giocattoli per bambini con un’età inferiore a 14 anni. Qualora sia riportato il valore “+14” (o superiore), l’assicurazione è ugualmente obbligatoria.

Tipologia di polizza

Con la nuova normativa, sempre più agenzie assicurative si stanno attivando per offrire piani pensati appositamente per questa tipologia di attrezzatura. Quella che bisognerebbe scegliere è “Responsabilità Civile”.

In ogni agenzia, però, è possibile trovare degli esperti che potranno indirizzare gli utenti verso la scelta migliore per ogni loro esigenza.

Quanto costa l’assicurazione droni?

Il costo necessario per l’assicurazione droni dipende, come accade già da anni con le automobili, da diverse variabili, tra cui anche la tipologia di drone. Quasi sempre, il premio necessario, ovvero la somma che l’assicurato dovrà sborsare, può essere pari a qualche decina di euro (con un massimale di 1.000.000 di euro).

Sarebbe quindi opportuno consultare differenti agenzie assicurative, sfruttando magari anche i diversi servizi online, e trovare il compromesso migliore, tenendo presente anche la franchigia, che comporta una spesa a carico dell’assicurato in caso di danni provocati dal drone.

Le coperture accessorie

L’unica copertura obbligatoria per chi decide di utilizzare un drone è la cosiddetta Responsabilità Civile. Essa è sufficiente per adempiere agli obblighi di legge.

Esistono però delle coperture definite “accessorie”, come Kasko, tutela legale, furto e incendio, che non sono obbligatorie. Qualora però il pilota dovesse decidere di essere tutelato a 360 gradi, esistono non poche soluzioni.

Questi piani sono particolarmente consigliati per chi utilizza i droni per lavoro, specialmente in zone esterne. Non è purtroppo raro che questo oggetto venga danneggiato, in seguito ad alcune azioni non molto sicure, o rubato. Le coperture accessorie potrebbero quindi aiutare moltissimo i piloti.

Qual è il massimale minimo?

Il massimale è la somma massima che l’agenzia potrà pagare nel caso in cui l’assicurato dovesse causare dei danni. Esiste un massimale minimo, come sottolineato nell’articolo 7 del Regolamento ENAC (CE)785/2004. Questa somma equivale a circa 800.000 euro.

Ovviamente, quasi tutte le assicurazioni, per allinearsi al regolamento dell’ente di riferimento, assicurano massimali più alti rispetto a questa cifra.

Dove stipulare l’assicurazione droni?

Come già detto, dopo l’arrivo della nuova regolamentazione, quasi tutte le agenzie assicurative specializzate hanno ideato delle polizze che prevedono diverse possibili soluzioni. Esistono, infatti, delle ipotesi perfette per gli hobbisti e per i lavoratori, così da avere esattamente ciò che occorre per essere tutelati e non rischiare salate multe.

Il nostro consiglio è quello di consultare anche i servizi online che consentono di paragonare i prezzi di diverse agenzie assicurative.

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