Giappone a quanto ammonta il debito

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Perché il debito pubblico del Giappone è diverso da quello dell’Italia?

Il debito pubblico giapponese ammonta a più di 1 quadrilione di Yen, circa 8mila miliardi di euro, 4 volte il debito pubblico italiano e il 253% del PIL del Giappone. Ma perché il Giappone riesce a finanziare il suo debito sui mercati finanziari offrendo bassissimi tassi di interesse agli investitori?

Oltre 1 quadrilione di yen (¥1,053,522,391,953,000), pari a circa 8mila miliardi di euro. 4 volte l’ammontare di debito pubblico dell’Italia. Il 253% del Prodotto interno lordo giapponese.

Sono i livelli astronomici raggiunti dal debito pubblico del Giappone, la nazione più indebitata del mondo.

Dei rischi, manco a parlarne. Dello spread, nemmeno l’ombra.

Nonostante il debito pubblico giapponese sia infatti il più alto a livello mondiale, il Giappone non ha subito le stesse tensioni speculative sui mercati finanziari vissute da altre parti, come in Italia e in Grecia.

Dal 2001, il Giappone mantiene la famosa “AAA”, il miglior giudizio possibile emesso dalle agenzie di rating.

I tassi di interesse sui titoli di stato giapponesi sono infatti tra i più bassi del mondo. Ad una scadenza di 10 anni, un titolo di stato giapponese rende lo 0,035%, meno del Bund tedesco (0,386%) considerato il “safe haven” per eccellenza.

Perché il Giappone è stato allora in grado di evitare le crisi del debito sovrano, avvenute in Italia e in Grecia, anche se il suo rapporto debito pubblico/PIL è molto più alto? Cosa c’è quindi di tanto diverso nel debito pubblico del Giappone?

Proveremo a sciogliere il bandolo della matassa.

Innanzitutto, occorre avere chiara la definizione di debito pubblico di un paese. Esso rappresenta la somma dei debiti contratti da uno stato per far fronte ai propri fabbisogni di spesa. Quando le spese di uno stato superano le entrate (tasse), si realizza un deficit di bilancio che va a incrementare di anno in anno lo stock di debito pubblico.

Per valutare i rischi associati a un elevato debito governativo, occorre tenere conto della composizione dei creditori di un paese. E cioè andare a vedere colore che prestano i soldi a quel determinato paese.

Un aspetto rilevante infatti è capire se i creditori sono investitori residenti o stranieri.

Quando il debito è detenuto prevalentemente da investitori stranieri il rischio di subire tensioni sul mercato dei titoli è più alto.

Gli investitori stranieri sono di solito i primi a disinvestire se la credibilità di un paese peggiora.

Chi detiene il debito pubblico del Giappone?

Circa il 90% del debito pubblico giapponese è detenuto da soggetti residenti: banca centrale (43%); banche (19%) assicurazioni e fondi pensione (20%) e dal Fondo pensionistico nazionale (8%), risparmiatori (1%).

Nella pratica, come sostiene l’economista Carlo Cottarelli nel suo libro “Il macigno. Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene”, se un debito è detenuto dalla banca centrale di un paese, è come se quella parte di debito pubblico non esistesse. A fine anno la banca centrale restituisce nelle casse dello stato gli interessi pagati dal governo centrale.

Oggi soltanto l’11% del debito pubblico giapponese è in mano agli investitori stranieri.

Fonte: Ministero delle Finanze, Giappone

Chi detiene il debito pubblico italiano? Chi quello della Grecia?

Facciamo un confronto internazionale.

L’Italia mostra un rapporto debito/pil del 132%, la Grecia del 179%. Della composizione storica del debito pubblico italiano, ne abbiamo parlato di recente in questo articolo. Ti invitiamo a consultarlo per avere maggiori dettagli.

Vale la pena ricordare che oggi la quota di debito italiano detenuta da investitori stranieri è del 35%. Una situazione analoga si registra in Grecia, dove gli investitori stranieri detengono il 37% del debito ellenico.

Poiché la gran parte del debito pubblico dei paesi periferici dell’Europa è in mano a investitori stranieri, questo rende i tassi di interesse particolarmente suscettibili al giudizio dei mercati.

Paesi come Italia e Grecia si trovano quindi costretti a finanziare il loro debito pubblico a tassi di interesse elevati.

Come incrementare il debito interno?

La ragione per cui gran parte del debito giapponese è detenuta da soggetti residenti è da attribuirsi agli elevati tassi di risparmio delle famiglie e delle imprese nipponiche. In aggiunta a tutto questo, i giapponesi hanno sempre mostrato una forte avversione al rischio ed un elevato grado di “home bias”, cioè una predisposizione all’acquisto dei titoli domestici.

Con un elevato risparmio interno e con un canale preferenziale all’acquisto dei titoli, il Giappone si può permettere di non ricorrere agli investitori esteri, mantenendo molto bassi i tassi di interesse sui titoli di stato.

Ecco i 17 Paesi con il debito pubblico più elevato (l’Italia c’è? Certo!)

L’indagine del World Economic Forum sulla competitività globale esamina lo stato di salute finanziaria dei Paesi di tutto il mondo e i rischi ai quali sono esposti.

Mentre il debito pubblico del Regno Unito è oggetto di un costante dibattito e di molta preoccupazione tra politici e policymakers, la classifica mostra che il Paese non è neppure tra i primi dieci per livello di indebitamento.

Di fatto il rapporto debito-PIL dei Paesi del mondo è aumentato negli ultimi anni, poiché i governi si stanno avvantaggiando dei tassi di interesse bassi rispetto alla media storica per accumulare debito a buon mercato prima dell’inevitabile incremento dei tassi.

Ecco i diciassette paesi con il debito pubblico più elevato.

17. Egitto – rapporto debito-Pil 97,1%

Dopo un periodo di tumulti economici seguiti alla Primavera araba in Egitto, la banca centrale del Paese ha annunciato nell’aprile di quest’anno che il suo debito pubblico era aumentato significativamente; la sua entità è spinta al rialzo in un circolo vizioso dovuto all’attuale deficit di bilancio.

Sulla travagliata economia spagnola grava un tasso di disoccupazione del 17,1% e uno dei livelli di indebitamento pubblico più alti d’Europa.

La Repubblica islamica della Mauritania è un Paese enorme dell’Africa nord-orientale con una popolazione molto limitata, 4,3 milioni di persone. Il FMI ha osservato nel 2020 che il suo alto livello di indebitamento pubblico era legato a un calo del 30% del prezzo dei minerali di ferro, che rappresentano quasi il 50% delle sue esportazioni.

A novembre la Commissione Europea ha segnalato sei Paesi dell’Unione Europea che sono destinati a violare le regole dell’Eurozona sul deficit pubblico, e il Belgio era uno di essi.

La presidente della Federal Reserve Janet Yellen a novembre si è detta “molto preoccupata per la sostenibilità della traiettoria di debito degli Stati Uniti”. E la riforma fiscale di Donald Trump potrebbe dar luogo a un calo del fatturato fino a 1500 miliardi di dollari (1260 miliardi di euro circa) nel giro di un decennio.

Cipro è stata costretta a chiedere un pacchetto di salvataggio da 10 miliardi di euro dopo la crisi dell’Eurozona nel 2020 e 2020, il che ha fatto lievitare significativamente il livello del suo debito pubblico. Sembra che l’economia del paese stia ritrovando la salute, tanto che il rapporto debito-PIL sta scendendo più rapidamente di quanto non avesse previsto il FMI.

L’allarme per il forte aumento del debito pubblico in questo paese dell’Asia meridionale senza sbocchi sul mare è sempre più forte, ma la World Bank ha dichiarato in un report diffuso a luglio che la sua analisi sulla sostenibilità del debito “non suggerisce un rischio immediato di una crisi del debito sovrano”.

Il governo di Singapore sostiene che il suo debito pubblico fornisca un quadro fuorviante della sua solida posizione di bilancio, poiché la sua politica è basata su un bilancio equilibrato. “La situazione è sostenibile dal punto di vista del bilancio. Il motivo è che questi report considerano solo il debito lordo. Se si tiene conto dei nostri asset, in realtà non abbiamo alcun debito netto”, ha dichiarato il governo in un report recente.

Il debito pubblico che asfissia questo Paese è oggi superiore a 2000 miliardi di dollari giamaicani, ma è in calo. Il rating di credito del paese è migliorato, e i suoi titoli di Stato sono oggi scambiati a prezzi più elevati sui mercati internazionali.

Il debito pubblico del Mozambico è stato oggetto di una controversia internazionale quest’anno, quando il FMI ha ritirato i fondi di sostegno al bilancio di questo piccolissimo Stato africano perché era emerso che aveva fornito al fondo informazioni ingannevoli sull’entità dei propri debiti.

Il debito pubblico è un problema crescente in questa piccola nazione dell’Africa occidentale. I costi di servizio del debito coprono circa la metà delle entrate di bilancio, minando gli sforzi delle autorità per sostenere l’economia nazionale in crisi.

Il debito pubblico di questo Paese raggiunse il punto di crisi tra il 2020 e il 2020, quando il Portogallo non fu più in grado di ripagare o rifinanziare il suo debito pubblico senza aiuti esterni, tanto che cadde in recessione. La sua economia è oggi in via di ripresa, e il Paese a novembre ha ripagato al FMI quasi 3 miliardi di dollari prima della scadenza.

La Commissione Europea è sempre più preoccupata per l’enorme peso del debito pubblico italiano. In una dichiarazione rilasciata a novembre, l’organismo ha detto che “Nel caso dell’Italia, il persistente debito pubblico elevato costituisce un motivo di preoccupazione […] Date le dimensioni dell’economia italiana, è una fonte di preoccupazione generale per l’Eurozona nel complesso”.

L’economia di questo minuscolo arcipelago è stata caratterizzata negli ultimi cinque anni da una crescita economica debole, in parte dovuta alla sua forte dipendenza dell’Eurozona, colpita dalla crisi. Sembra che la sua economia si stia riprendendo lentamente, ma come ha riportato il quotidiano Expresso das Ilhas, “Malgrado l’outlook positivo, il team del FMI ha sottolineato che ‘il debito crescente e la crescita economica debole associata all’apprezzamento del dollaro hanno incrementato il rischio associato al debito”.

Il debito pubblico lordo di questo Stato dell’Asia occidentale ammonta a oltre 58 miliardi di euro. Il quotidiano del paese Daily Star ha riportato che tali preoccupanti livelli di debito hanno “rallentato l’economia e ridotto la spesa pubblica su progetti di sviluppo essenziali”.

Il FMI ha avvertito in un report confidenziale diffuso a gennaio che la Grecia sta facendo fronte a un aumento “esplosivo” dei livelli del debito pubblico, che potrebbe salire fino al 300% del PIL nei prossimi decenni a meno che una percentuale significativa non sia cancellata. La nazione è alle prese con una crisi del debito dai tempi del crollo economico del 2020.

Il debito pubblico giapponese supera il milione di miliardi di yen (1.000.000.000.000.000 ¥, quasi 7.500 miliardi di euro). È il tema prevalente nel dibattito politico del paese. Il Giappone sta attualmente seguendo la dottrina della Abenomics, che prende il nome dal primo ministro Shinzō Abe, basata sulle “tre frecce” dell’allentamento monetario, lo stimolo fiscale e le riforme strutturali.

Il Giappone ha un debito pubblico molto più alto del nostro, ma non corre rischi. Ecco perché

Il debito pubblico del Giappone è alle stelle: le cifre parlano di oltre un quadrilione di yen, il 253% del Pil. Eppure, da quelle parti, nessuno ha mai sentito parlare di spread. Ma perché il loro debito è meno rischioso? Per capirlo bisogna vedere chi sono gli investitori che lo detengono

C’è un Paese, nell’estremo Oriente, al cui confronto il debito dell’Italia equivale a quattro spiccioli. Il debito pubblico del Giappone, infatti, ammonta a una cifra equivalente a 8mila miliardi di euro, oltre un quadrilione di yen, il quadruplo dell’Italia.

Eppure, il Paese del Sol Levante non corre alcun rischio. E nessuno, da quelle parti, ha mai sentito parlare di spread.

Ma come mai per il Giappone la crisi del debito non è un pericolo, nonostante il suo rapporto debito/Pil sia molto più alto rispetto a Grecia e Italia?

Il debito pubblico del Giappone, infatti, ammonta a una cifra equivalente a 8mila miliardi di euro, oltre un quadrilione di yen, il quadruplo dell’Italia. Eppure, il Paese del Sol Levante non corre alcun rischio. Perché?

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