Fed, il nuovo presidente non convince la Borsa

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Fed, il nuovo presidente non convince la Borsa

Non sono giorni positivi per i mercati europei, che ostentano prudenza a seguito della scelta di Janet Yellen come successore di Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve. In una giornata che si configurerà con ogni probabilità come una giornata di attesa per le scelte politiche monetarie Usa e che terminerà con la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione del Fomc di settembre, il Ftse Mib cerca comunque di velocizzare i tempi e registra un aumento dell’1% sopravanzando gli altri mercati del Vecchio Continente. Male, al momento, solo Madrid. L’Euro scivola di poco l’euro ed è a 1,3530 dollari. Intanto il differenziale BTp-Bund si aggira a 256 punti base mentre il Tesoro ha collocato il nuovo BTp a 7 anni.

Tapering più lontano

La nomina della Yellen non si può certo reputare come un fulmine a ciel sereno, dal momento che il nome dell’attuale vicepresidente della Fed era tra i più gettonati per la successione a Bernanke dopo l’uscita di scena di Larry Summers. L’annuncio di oggi, se pur in gran parte dato per scontato dai mercati, potrebbe provocare un effetto di distrazione per gli operatori dal delicato tema della paralisi del governo federale Usa (shutdown). Il fatto che Yellen sia annoverata una fra le «colombe» del direttivo di politica monetaria Usa potrebbe congiurare a favore di un allontanamento del cosiddetto «tapering», la riduzione dello stimolo monetario da parte della Fed. «La possibilità che si verifichi – sostiene Stan Shamu di Ig – si allontana giorno dopo giorno, al momento credo non ci sia più di una probabilità su tre che avvenga a dicembre». A questo proposito sarà cruciale interpretare i verbali dell’ultima riunione del Fomc del 17-18 settembre scorso, che saranno pubblicati questa sera alle ore 20 italiane.

Borsa Usa in calo, taglio tassi Fed non convince mercato

2 IN. DI LETTURA

(Reuters) – I principali indici azionari di Wall Street perdono terreno, con gli investitori che temono che anche la mossa di emergenza della Federal Reserve — che ha tagliato di mezzo punto i tassi di interesse — possa non essere sufficiente a proteggere la più grande economia mondiale dall’impatto del coronavirus.

La decisione unanime della Fed di tagliare il costo del denaro prima del meeting del 17-18 marzo riflette l’urgenza con cui l’istituto centrale ha sentito di dover intervenire per tentare di scongiurare una recessione globale.

I listini Usa hanno inizialmente reagito alla notizia con un progresso di oltre l’1%, ma hanno ben presto invertito la rotta. Intorno alle 17,15 il Dow Jones cede lo 0,9%, l’S&P 500 e il Nasdaq Composite arretrano dello 0,7%.

Analisti e trader sono preoccupati che iniettare più denaro nelle banche e nei mercati finanziari non basti a far fronte al problema centrale dell’epidemia – la riduzione dell’attività economica, con lavoratori e consumatori che rimangono a casa.

“La Fed è andata nel panico. e questo è stato un errore”, ha commentato Michael O’Rourke, strategist di Jones Trading a Stamford, nel Connecticut. “Il taglio dei tassi della Fed di 50 punti base ora non indurrà la gente ad andare al cinema o a conferenze, eventi sportivi o grandi eventi”.

I bancari, che tendono a sovraperformare in un contesto di tassi di interesse più alti, segnano una flessione del 2,2% mentre il più ampio settore finanziario cede l’1,5%.

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La Fed “sta cercando di essere proattiva e anticipare la sua risposta sia tagliando di 50 punti base invece dei soliti 25 sia tagliando tra un meeting e l’altro invece di aspettare fino a metà mese”, osserva Chris Zaccarelli, Chief Investment Officer, Independent Advisor Alliance, a Charlotte, NC.

La Bce non convince i mercati, nuovo crollo delle borse europee

Borse europee e mondiali ancora in picchiata. Dopo una mattinata comunque negativa, con cali all’incirca del 5%, c’è stato un ulteriore il crollo di Piazza Affari dopo l’avvio di Wall street: anzi, la borsa di Milano peggiora nel pomeriggio insieme agli altri listini europei e il Ftse Mib e perde il 9,2%. Molto pesanti anche le altre piazze Ue: Londra arretra dell’8,8%, Francoforte del 9,7% e Parigi del 10,2%. Wall Street avvia gli scambi e arriva subito al -7%, facendo scattare lo stop momentaneo delle contrattazioni: è la seconda volta in questa settimana. Poi, quando ripartono i contratti, il Dow Jones segna un tracollo del 9,2%, il Nasdaq perde l’8,2%.

Nell’indice Ftse Mib tra una raffica di sospensioni (Atlantia-15% teorico), Enel e Tim oscillano su ribassi del 9%,Mediobanca, Unicredit e Ubi perdono oltre otto puntipercentuali. Provano a tenere Fineco ed Exor con ribassi comunque del 3%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si alza in area 215 punti base, dopo che ieri era sceso sotto la soglia di 200.

Il peggioramento si è aggravato nettamente dopo l’annuncio di un pacchetto di misure da parte della Bce che a differenza di quanto fatto da Bank of England e Fed ha scelto di lasciare invariati i tassi, ampliando però gli acquisti del programma di Quantitative Easing, con un piano di acquisti netti aggiuntivi di 120 miliardi di euro entro la fine dell’anno. Misure che non hanno invertito il corso della giornata dei listini.

E’ andata leggermente meglio ieri quando le borse europee hanno cercato il rimbalzo che martedì è riuscito soltanto a Wall Street, risalita di quasi il 5% dopo il tonfo di lunedì. A Milano c’è stato un “rimbalzino”: l’indice Ftse Mib ha chiuso con un rialzo dello 0,3%, riavvicinandosi ai 18mila punti sotto cui è scesa per la prima volta dal 2020 (ora è a 17.928). Le altre Borse europee, che pure erano partite forte, hanno invece chiuso in calo, senza però scivolare: Londra, la peggiore, ha perso l’1,5%, Parigi lo 0,6%, Francoforte lo 0,4%.

Su tutte ha pesato Wall Street, che poche ore dopo l’apertura è caduta con gli indici Dow Jones e Nasdaq che a due ore dalla chiusura segnano cali tra il 4 e il 5%. Le Borse asiatiche, che chiudono quando in Europa è mattina, hanno vissuto una giornata debole. Tokyo ha perso il 2,3%, portandosi ai minimi degli ultimi 15 mesi, Hong Kong lo 0,8%, Shenzhen l’1,5%.

L’indice Msci all-country, che riunisce azioni quotate in tutti i principali listini del mondo, ha perso il 15% dai massimi raggiunti lo scorso 12 febbraio. Un calo che equivale a circa 8.100 miliardi di dollari (cifra pari a poco meno del 10% del Pil globale) usciti dalle Borse di tutto il mondo nell’ultimo mese.

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