Disney il fallimento di Depp

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Disney: il fallimento di Depp

Johnny Depp questa volta non ce la fa a conquistare tutte le donne che servono a rendere il suo film appetibile e campione d’incassi. L’ultima pellicola, prodotta dalla Walt Disney, quindi, si rileva un flop e rischia di mettere nei guai l’azienda. Walt Disney, stavolta, non ce la fa! I numeri del botteghino legati al lancio di The Lone Ranger, sono del tutto deludenti. Basta pensare che gli incassi non sono sufficienti nemmeno a coprire i costi del prodotto cinematografico tanto che il secondo trimestre dell’azienda sarà ossessionato da un buco nelle finanze che si aggira intorno ali 190 milioni di dollari.

Walt Disney, adesso, dovrà cambiare strategia, almeno nel breve periodo e puntare tutto sulla televisione e sui parchi divertimento che ancora attirano un bel po’ di pubblico.

Tornando per un attimo a The Lone Ranger, scopriamo che gli incassi della pellicola sono fermi a 87 milioni di dollari mentre il film è costato molto di più, si stima qualcosa come 250 milioni di dollari. La perdita allora, oscilla tra i 160 e i 190 milioni di dollari.

Johnny Depp sul fallimento di Rum Diary

Il flop americano di The Rum Diary, dal romanzo di Hunter Thompson, ha suscitato una comprensibile delusione nel suo protagonista Johnny Depp, che già portò al cinema una volta il lavoro dello scrittore suo amico in Paura e delirio a Las Vegas

Johnny Depp sul fallimento di Rum Diary

Il flop americano di The Rum Diary, dal romanzo di Hunter Thompson, ha suscitato una comprensibile delusione nel suo protagonista Johnny Depp, che già portò al cinema una volta il lavoro dello scrittore suo amico in Paura e delirio a Las Vegas.

L’attore ha dichiarato a The Guardian: “Penso che questo film, al di là di ciò che potrà fare tipo a Wichita in Kansas, rimanga un film intelligente. Un sacco di volte in America, al di fuori delle grandi città, è una cosa che la gente non vuole.” La generalizzazione di Depp ha immediatamente suscitato una protesta dei cittadini di Wichita, che si sono sentiti insultati: “Siccome il suo film è stato giudicato un disastro dalla critica e il pubblico l’ha disertato, adesso ovviamente cerca di scaricare la colpa sul pubblico stupido.”

Johnny Depp, pirata o evasore?

L’attore, sull’orlo del fallimento, è in causa con i suoi ex manager. Lui li accusa di avergli sottratto milioni di dollari. Loro rispondono che è colpa delle sue spese folli. E ricordano che tutto cominciò con una barca

Era una piacevole serata per una riunione difficile. Alla fine dello scorso ottobre, Johnny Depp era seduto a cena con due commercialisti e il suo manager degli ultimi sei mesi, Ed White, a Bel Air, in California. C’era anche Adam Waldman, un avvocato che si dice abbia tra i suoi clienti Angelina Jolie e Cher. Waldman ricorda che c’erano vini d’annata e cibo fornito da un’agenzia di catering, servito da una squadra di camerieri. Ma dietro i convenevoli si nascondeva un argomento di conversazione preoccupante: la situazione finanziaria di Depp.
Come poteva l’attore pagato fino a 20 milioni di dollari a film essere così a corto di soldi da sentirsi dire dal suo manager, Joel Mandel, che bisognava vendere i suoi beni di maggior valore, come il castello sulla riviera francese? Giubbotto di pelle coperto di spillette, braccialetti, anelli e tatuaggi, una sigaretta da rollare: «Non sono un avvocato. Non sono un commercialista. Non sono in grado di aiutare mio figlio quindicenne con i compiti di matematica… Mi sono sempre fidato degli altri», reagisce Johnny. I commercialisti di White hanno detto di avere trovato anomalie nella gestione delle sue finanze da parte di Robert e Joel Mandel, e della loro società, The Management Group (Tmg). Ci sarebbero stati pagamenti tardivi di tasse e quasi 10 milioni di dollari elargiti a favore di «terzi (inclusa la sorella di Depp), senza che il signor Depp ne fosse a conoscenza o avesse autorizzato». Per questo, dice Waldman, l’attore è stato costretto a chiedere un prestito di decine di milioni di dollari a tassi di interesse altissimi, usando come garanzia il valore residuo degli incassi dei suoi film. Secondo i Mandel però, le accuse sarebbero «artefatte e piene di asserzioni provatamente false».
Nei 17 anni in cui hanno rappresentato Johnny, dicono che ha guadagnato 650 milioni di dollari. Il 5% è stato dato come compenso alla Tmg, e un altro 5% è andato all’avvocato di Depp, Jake Bloom.
A fine cena, Depp chiede a Waldman di rappresentarlo, andare a fondo della questione e «darmi dei consigli».
Il 13 gennaio, dopo aver passato al setaccio circa 24 mila email, Waldman e gli altri avvocati di Depp intentano una causa contro la Tmg, chiedendo 25 milioni di dollari di danni per negligenza, frode, ingiustificato arricchimento e violazione dell’obbligo di fedeltà. Diciotto giorni dopo, la Tmg contrattacca con un dossier di 31 pagine: l’attore sarebbe uno spendaccione di proporzioni epiche che, malgrado i continui ammonimenti da parte dei suoi manager, si è rifiutato di contenere il suo «stile di vita egoista, sconsiderato e irresponsabile».
Secondo la Tmg, nel 2020 le spese di Depp sono arrivate a 2 milioni di dollari al mese, cifra contestata dal suo nuovo avvocato. In più i Mandel parlano di 14 residenze, incluso lo château in Francia e un arcipelago di quattro isole alle Bahamas. C’erano anche uno yacht di 48 metri e 12 magazzini a Los Angeles pieni di cimeli, incluse 70 chitarre da collezione, più opere d’arte di valore di Klimt, Modigliani e Basquiat. 40 dipendenti a tempo pieno a Depp sono costati 300 mila dollari al mese, dichiarano gli ex manager (Waldman sostiene che i dipendenti siano 15). Le guardie del corpo giorno e notte per lui, i figli e vari membri della famiglia sono costate 150 mila dollari al mese. Oltre a 10 milioni di dollari per aiutare amici e parenti, avrebbe speso 30 mila dollari al mese in vino, e 5 milioni per il funerale nel 2005 del giornalista e scrittore Hunter S. Thompson, con le ceneri sparate da un cannone alto 47 metri appositamente costruito ad Aspen.
Il turbolento matrimonio di 15 mesi con Amber Heard gli è costato 7 milioni. Tre anni dopo averla conosciuta sul set di The Rum Diary, hanno iniziato a convivere. Ma l’unione è finita con un ordine restrittivo temporaneo e accuse di violenze domestiche, con tanto di foto di lei con un occhio nero e labbro sanguinante. «In questo modo, Amber cerca di garantirsi un accordo economico», ha dichiarato l’avvocato di Depp Laura Wasser. Il 23 maggio 2020 lei ha presentato istanza di divorzio. In agosto, pochi giorni prima che arrivassero in tribunale, è stato annunciato un accordo.

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Oro colato
Prima di Depp, i Mandel non erano mai stati citati in giudizio da un cliente. L’avvocato della Tmg Michael Kump dice: «Per 17 anni, la Tmg ha presentato le dichiarazioni dei redditi di Depp e, fondi permettendo, ha sempre pagato per tempo le sue tasse». Ogni ritardo «ha a che fare esclusivamente con le spese eccessive di Depp e non con la negligenza della Tmg». Inoltre: «Per 17 anni, la Tmg non ha proceduto ad alcuna elargizione dei fondi di Depp senza autorizzazione di Depp e/o della sorella e manager personale, Christi Dembrowski», e non ha mai negoziato né dettato i termini di alcun prestito ad alto tasso d’interesse per Johnny Depp.
Chi è Johnny, allora? Un innocente spennato da imbonitori di Hollywood o un astuto evasore fiscale che fa spese assurde, indebitato con i suoi ex manager? Entrambe le parti pretendono un processo, previsto per gennaio. Depp chiede almeno 25 milioni di dollari, mentre i suoi ex manager ne vogliono 560 mila di danni e una dichiarazione della corte che affermi che lui «è responsabile della propria rovina finanziaria».
«I soldi non cambiano le persone, le mostrano per quello che sono. Io sono ancora esattamente lo stesso tizio che faceva il benzinaio», ha detto una volta l’attore.
A Hollywood è arrivato a 19 anni, nel 1983, chitarrista di una rock band. Delinquente già da minorenne, Johnny era sul lastrico, viveva in un appartamento malandato e compilava moduli per rimediare un lavoro nei negozi di Melrose prima di darsi alle televendite («Vendevo penne al telefono per mangiare»). La sua prima moglie, Lori Anne Allison, lo presentò a Nicolas Cage, che gli suggerì di trovarsi un agente.
Nel 1984 fu preso per l’horror Nightmare – Dal profondo della notte, poi per il film Oscar Platoon, in seguito entra nella serie 21 Jump Street. Si sente però intrappolato nel ruolo di «ragazzo da piccolo schermo», fino a quando una nuova agente, Tracey Jacobs, gli propone una sceneggiatura: «Era la storia di un ragazzo che aveva forbici al posto delle mani, un emarginato innocente e di periferia. Ho letto il copione tutto d’un fiato e ho pianto come un neonato». Edward mani di forbice di Tim Burton nel 1990 trasforma Depp in una star del cinema. Di lì al 1999, interpreta tre film parimenti strambi: Buon compleanno Mr. Grape, Ed Wood e Don Juan De Marco. Vive nel lusso, in un «castello di Dracula» del 1927 fatto di torri e torrette, sopra Sunset Boulevard.
Nel 1999, Johnny e la sorella Christi assumono i Mandel, la cui Tmg esisteva da 12 anni. Sono due avvocati: Robert è tributarista, Joel esperto in diritto commerciale. Ma sono anche manager a tutto tondo, e Depp li incarica di ricevere i pagamenti dagli studi cinematografici e da altre entità, fare la dichiarazione dei redditi e tenere i libri contabili, pagare i conti e le tasse.
Al loro primo incontro, Joel entra nel castello di 690 metri quadrati, un presbiterio gotico con pareti e pavimenti ricoperti da centinaia di opere d’arte. Johnny, all’epoca trentaseienne, lo accoglie dietro la sua scrivania in un ufficio pieno di libri, pistole da collezione, chitarre e cimeli. Piacevole, preparato e grande ascoltatore, Depp ha già affidato alla sorella la maggior parte della gestione delle sue finanze. Adesso Joel Mandel avrebbe preso il suo posto.
A detta di una fonte vicina alla Tmg, all’attore è stato chiesto di consultarsi con Mandel prima di affrontare grosse spese, anche se non gli è stato mai negato nulla. Perché nel 2003 Depp ha interpretato il primo dei cinque Pirati dei Caraibi, e il suo personaggio – il capitano Jack Sparrow in dreadlock e perline – ha fatto del film un blockbuster. Johnny è stato pagato 11 milioni di dollari per il primo episodio, 20 milioni a sequel, e più di 40 milioni di bonus sugli incassi finali.

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Spendi e spandi
Da quando i pagamenti degli studios hanno iniziato a essere versati alla Tmg, Depp sviluppa quello che nella controdenuncia viene chiamato «un desiderio infinito di spendere». Comincia tutto con una barca. Nicolas Cage (lui stesso si dice abbia sperperato 150 milioni di dollari ritrovandosi nel 2009 in bancarotta) gli presta uno dei suoi due yacht, il Sarita di 38 metri, e Johnny – con Vanessa Paradis e i figli Lily-Rose e Jack – raggiunge le Bahamas, dove è preso di mira da agenti immobiliari specializzati nella vendita di isole private. Depp, che era andato a trovare Marlon Brando nel suo atollo privato nel Pacifico del Sud dopo aver lavorato con lui in Don Juan De Marco, è conquistato.
Nel 2004, Joel lo accompagna così ad acquistare un arcipelago di quattro isole disabitate a 60 miglia nautiche a sudest di Nassau. Costo: 3,6 milioni di dollari. Sei spiagge di sabbia. E niente impianti idraulici, fognature o elettricità. Secondo una fonte vicina alla Tmg, il manager si concentra sui contro (la spesa esorbitante per le infrastrutture), mentre il cliente vede solo i pro (un rifugio dove ricaricarsi per il suo prossimo film importante). Visto che Depp vuole comprare a tutti i costi, Joel si impegna a far scendere il prezzo fino a 3.225.000 dollari.
L’avvocato dell’attore sostiene che l’arcipelago nelle Bahamas e altri acquisti immobiliari siano stati ottimi investimenti, e il loro valore sia spesso cresciuto. Ma se possiedi un’isola, sei costretto ad avere anche una barca. Johnny la trova in Turchia: uno yacht a forma di battello a vapore, costruito nel 2001. Il prezzo richiesto si diceva fosse 8,75 milioni di dollari, più altri 8 milioni di spese di ammodernamento.
Sapendo che Mandel avrebbe consigliato di studiare i conti, secondo una fonte vicina alla Tmg, Depp invia la sorella perché insista. Un quarto d’ora dopo il manager lo chiama, e pare gli consigli come affrontare la spesa enorme dello yacht e gli altri obblighi finanziari: due film all’anno, ovvero 40 milioni di dollari di compenso garantito.
«Ho capito e mi sta bene», avrebbe risposto l’attore. Lo yacht ha un equipaggio internazionale di otto membri e costi tra i 300 e i 400 mila dollari al mese. Depp lo battezza Vajoliroja: Va per Vanessa Paradis, jo per se stesso, liro per la figlia Lily-Rose, e ja per il figlio Jack. Incarica la Lm Pagano Design di Malibu di arredarlo con uno stile che la rivista descrive come «Orient Express passando per un bordello parigino».
Tornati a Hollywood, Depp cerca di annettere il cul-de-sac intorno al Castello comprando tutte le altre case, per circa 10 milioni di dollari. Faranno da studio d’artista, dépendance per la madre e gli amici, e, nell’edificio più grande, uno studio di registrazione all’avanguardia.
Ma per il 2007, a detta della controdenuncia, Joel Mandel si convince che l’attore non incassi abbastanza. In più, diventa sfuggente, difficile da contattare, pronto a imprecare davanti a spese extra. La causa legale cita «centinaia di conversazioni» – incontri, telefonate e mail – degenerate in «invettive costellate di bestemmie in cui Depp insultava i professionisti che lo circondavano e sosteneva che avrebbe lavorato duro per potere comprare tutto quello che avesse voluto».
A quel punto, sempre secondo una fonte vicina alla Tmg, avrebbe dovuto guadagnare più di 60 milioni all’anno, a fronte di tasse e commissioni degli agenti.
L’agente di Depp, Tracey Jacobs, si butta alla ricerca di nuovi progetti. «Diventava sempre più difficile trovare cose valide con budget alla sua altezza», dice una fonte del settore. «Depp costava più di 10 milioni di dollari e non si facevano molti film disposti a pagare un tale cachet». Arrivano così fiaschi clamorosi come Trascendence, Mortdecai e The Lone Ranger. Mentre per la colonia da uomo Dior Sauvage pare abbia ricevuto 16,4 milioni di dollari.
Nell’ottobre 2020, a detta della controdenuncia, la situazione è diventata così grave che Jake Bloom e Joel Mandel indicono una riunione di «persuasione» di tre ore nello studio di registrazione. Dal momento che a Depp non piace revisionare lunghi documenti finanziari, hanno estratto una sintesi di una pagina, ma lui non vuole vedere neanche quella. Allora gli illustrano la situazione, dicendogli che c’è bisogno di un «intervento immediato». «Aveva davanti una potenziale e pubblica crisi finanziaria», a detta della controdenuncia, «che lo avrebbe costretto a non restituire un prestito di molti milioni con la City National Bank. Non aveva i fondi, perché si era rifiutato di contenere le spese dissolute». «Per salvarlo da un collasso finanziario pubblico e devastante», la Tmg gli presta i 5 milioni e Depp firma un nuovo accordo di prestito, garantendolo con le sue due proprietà di Hollywood.
Alla fine del 2020 lo yacht viene venduto ad acquirenti americani. Ma non basta.

Affari opachi
Mandel supplica i soci di Depp di avvertirlo di ogni spesa straordinaria: se non riuscirà a impedire l’acquisto, forse ce la farà a trattare sul prezzo.
Los Angeles: «Johnny ha comprato 10 casse di vino da 20/20 (rivenditori di vini presso cui, insiste la fonte, il conto aperto di Depp è arrivato a un milione di dollari)… Il totale sarà di 290 mila dollari + tasse».
New York: «Johnny alla gioielleria Fred Leighton ha speso 500 mila dollari per un paio di gemelli di diamanti (e altri gioielli)».
Mandel, a detta di una fonte vicina alla Tmg, viene però a conoscenza di molti acquisti solo dopo avere ricevuto le fatture, come il 22 settembre 2020, quando lo chiama un avvocato di New York dicendo che Depp ha comprato gli archivi dello scrittore Nick Tosches. Pare che le trattative siano avvenute in un’unica sera, e il prezzo concordato sia di 1,2 milioni di dollari. Perplesso, Mandel chiede prove. Gli arriva una email con la fotografia di un foglio di carta da lettere dell’hotel Dorchester di Londra, con su scritto: «Io, Johnny Depp, qui accetto di acquistare gli archivi di San Nick Tosches per la somma di 1,2 milioni di dollari. Johnny Depp».
L’accordo sembra essere stato sigillato, accanto alla firma, con gocce di sangue.
L’avvocato Waldman dichiara: «Molti di questi punti sono falsi, gravemente fuorvianti o del tutto irrilevanti ai fini della causa. Le “disgrazie finanziarie” del signor Depp, come le definiscono i Mandel, non sono al centro della causa».
Ma torniamo al 7 febbraio, quando l’attore riceve una email che riguarda un’ex dipendente della Tmg, che ha lavorato per lui: «Sa tutte le irregolarità e i nomi di chi ha rubato. ».
La ex dipendente si chiama Janine Rayburn. Lo staff della Tmg la definisce una «bugiarda seriale» che ha mentito 12 volte durante la sua deposizione: gestiva unicamente «i pagamenti e la compilazione dei libri contabili» e aveva parlato con Depp soltanto per «tipo due secondi» a una festa.
L’avvocato di Rayburn, Grant Gelberg, risponde: «Janine Rayburn ha lavorato nel management finanziario per più di trent’anni. È amata dai suoi clienti e per loro lavora in modo instancabile. Ha risposto onestamente a tutte le domande che le sono state rivolte».
Il 19 giugno, in seguito a una mozione della corte, gli avvocati della Tmg hanno reso pubblica un’infornata di email, inclusa una della fine del 2009 da Depp a Joel Mandel che consigliava all’attore di prendere atto del bisogno urgente di trovare altri contanti: «So che inizierò The Tourist, più o meno il 15 febbraio, che significherà 20 milioni. A quel punto finirò, virtualmente, dritto a Pirati 4, per 35 milioni, e poi sarà la volta di Dark Shadows per 20 milioni… Che altro posso fare. Vuoi che venda dei quadri. Lo faccio, vuoi che venda dell’altro. Certo… Cosa. … Ho moto, macchine, proprietà, libri, dipinti e una parvenza di anima rimasta. Da dove vuoi che cominci. Non mi piace essere in questa situazione, ma non c’erano tutte queste scelte, perché The Rum Diary è stato un sacrificio che sapevamo sarebbe stato fatto e l’ultimo vero compenso incassato è stato Nemico pubblico. Farò del mio meglio, Joel».
Waldman risponde: «A quali delle accuse presentate dal signor Depp dovrebbero rispondere queste email?».
Nel frattempo, notizie di feste smodate e ritardi cronici sul set arrivano dall’Australia, dove Depp sta girando Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar, quinto episodio della saga.
Due registi che hanno lavorato di recente con lui intervengono in sua difesa. «Il Johnny con cui ho lavorato fianco a fianco, il Johnny che ammiro, non è lo stesso Johnny che descrivono», dice Scott Cooper che lo ha diretto in Black Mass. «Professionalmente, era puntuale, preciso nelle battute e assolutamente educato», spiega Kenneth Branagh, che ha recitato con lui e lo ha diretto in Assassinio sull’Orient Express (in uscita a dicembre). «È un animo gentile, si fatica a vederlo sotto una luce diversa», aggiunge Jerry Bruckheimer, produttore dei Pirati.
Malgrado sia stato stroncato dalla critica, l’ultimo Pirati è stato un successo al botteghino, incassando in tutto il mondo 271 milioni di dollari il fine settimana del Memorial Day, il 29 maggio, in cui è uscito. Il film, che dicono sia costato 230 milioni di dollari, sta facendo incassare alla Disney più di un miliardo di dollari. Noncurante delle liti legali in arrivo, Johnny Depp potrà continuare a fare shopping.

(traduzione di Tiziana Lo Porto)

Di Mark Seal

Da Vanity Fair n. 29

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