Auto il settore e ancora in calo

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Mercato auto, a febbraio in Europa immatricolazioni ancora in calo: -7,2%

In Germania settore automotive chiede sostegno allo stato. VW: «Produzione riparte solo se vendita è garantita»

In Cina riparte filiera automotive. Concessionarie aperte, torna gioia dell’acquisto ma in sicurezza

La crisi dall’auto europea: prodotte 1,2 milioni di vetture in meno, servono subito incentivi

ROMA – Dopo il calo del 7,4% a gennaio, il mercato auto dell’Europa Occidentale (UE+Efta+UK) ha accusato in febbraio una nuova contrazione del 7,2%. I dati comunicato oggi dall’Acea mostrano un primo bimestre che chiude a quota 2.202.010 con un calo del 7,3% sullo stesso periodo del 2020 determinato soprattutto – osserva il Centro Studi Promotor – dalla debolezza della domanda dei privati fortemente incerti per la scelta del tipo di alimentazione. Ovunque si registra un forte interesse per le soluzioni a zero impatto che tuttavia si accompagnano a incrementi di immatricolazioni forti, in termini di percentuali, ma infimi, in valori assoluti. «Il calo – sottolinea l’associazione – è stato il risultato di una combinazione di fattori, tra cui le modifiche alla tassazione dei veicoli in vari Stati membri dell’UE e l’indebolimento delle condizioni economiche globali e incertezza dei consumatori».

Tra i principali mercati dell’UE, la Germania ha subito il calo maggiore pari a -10,8 per cento. A febbraio, Volkswagen ha confermato la sua leadership fra i gruppi con una quota del 25,1 per cento delle vendite, rispetto al 24,5 per cento di febbraio 2020. PSA e Renault hanno mantenuto il secondo e il terzo posto nella classifica delle vendite, con il 17,6 e il 10,5 per cento, seguiti da Fiat Chrysler al 7,5 per cento, Hyundai al 7,1 per cento e BMW al 5,8 per cento. «L’epidemia da Covid-19 rappresenta ormai un’emergenza per tutti i Paesi europei e sta già mettendo a dura prova la produzione e il mercato automotive (in Italia sono chiuse per emergenza tutte le concessionarie), anche se i contraccolpi maggiori sono attesi per i prossimi mesi. Per questo, i singoli governi nazionali e l’Ue stanno mettendo in campo provvedimenti per la salvaguardia delle economie degli Stati membri e della competitività dell’industria dell’Unione, sia in questa difficile congiuntura sia dopo il superamento della crisi».

È il commento di Paolo Scudieri, presidente dell’Anfia, che chiede al governo italiano «un intervento ad hoc per il settore automotive, già messo a dura prova dalla transizione tecnologica e produttiva». «Febbraio – osserva Scudieri – è ancora un mese in sordina per il mercato auto europeo, per via di svariati fattori, tra cui le riforme della tassazione dei veicoli in alcuni stati membri, che, come già rilevato a gennaio, avevano prodotto un’anticipazione degli acquisti a fine 2020, ma anche l’indebolimento dell’economia e il clima di incertezza dei consumatori ». Nel 5 maggiori mercati continuano a diminuire le immatricolazioni di auto nuove diesel: -17% nel mese, con una quota del 31,6% sul totale (era il 35,4% a febbraio 2020) e -19% nel bimestre, con una quota del 30,5%, 4 punti in meno dello stesso periodo del 2020. Buona performance invece del mercato delle vetture ad alimentazione alternativa, con quote di penetrazione che, a febbraio, raggiungono il 20,4% in Italia, il 17,5% nel Regno Unito, il 16,5% sia in Francia che Spagna e il 16,3% in Germania.

Mercato auto, a febbraio in Europa immatricolazioni ancora in calo: -7,2%

In Germania settore automotive chiede sostegno allo stato. VW: «Produzione riparte solo se vendita è garantita»

In Cina riparte filiera automotive. Concessionarie aperte, torna gioia dell’acquisto ma in sicurezza

La crisi dall’auto europea: prodotte 1,2 milioni di vetture in meno, servono subito incentivi

ROMA – Dopo il calo del 7,4% a gennaio, il mercato auto dell’Europa Occidentale (UE+Efta+UK) ha accusato in febbraio una nuova contrazione del 7,2%. I dati comunicato oggi dall’Acea mostrano un primo bimestre che chiude a quota 2.202.010 con un calo del 7,3% sullo stesso periodo del 2020 determinato soprattutto – osserva il Centro Studi Promotor – dalla debolezza della domanda dei privati fortemente incerti per la scelta del tipo di alimentazione. Ovunque si registra un forte interesse per le soluzioni a zero impatto che tuttavia si accompagnano a incrementi di immatricolazioni forti, in termini di percentuali, ma infimi, in valori assoluti. «Il calo – sottolinea l’associazione – è stato il risultato di una combinazione di fattori, tra cui le modifiche alla tassazione dei veicoli in vari Stati membri dell’UE e l’indebolimento delle condizioni economiche globali e incertezza dei consumatori».

Tra i principali mercati dell’UE, la Germania ha subito il calo maggiore pari a -10,8 per cento. A febbraio, Volkswagen ha confermato la sua leadership fra i gruppi con una quota del 25,1 per cento delle vendite, rispetto al 24,5 per cento di febbraio 2020. PSA e Renault hanno mantenuto il secondo e il terzo posto nella classifica delle vendite, con il 17,6 e il 10,5 per cento, seguiti da Fiat Chrysler al 7,5 per cento, Hyundai al 7,1 per cento e BMW al 5,8 per cento. «L’epidemia da Covid-19 rappresenta ormai un’emergenza per tutti i Paesi europei e sta già mettendo a dura prova la produzione e il mercato automotive (in Italia sono chiuse per emergenza tutte le concessionarie), anche se i contraccolpi maggiori sono attesi per i prossimi mesi. Per questo, i singoli governi nazionali e l’Ue stanno mettendo in campo provvedimenti per la salvaguardia delle economie degli Stati membri e della competitività dell’industria dell’Unione, sia in questa difficile congiuntura sia dopo il superamento della crisi».

È il commento di Paolo Scudieri, presidente dell’Anfia, che chiede al governo italiano «un intervento ad hoc per il settore automotive, già messo a dura prova dalla transizione tecnologica e produttiva». «Febbraio – osserva Scudieri – è ancora un mese in sordina per il mercato auto europeo, per via di svariati fattori, tra cui le riforme della tassazione dei veicoli in alcuni stati membri, che, come già rilevato a gennaio, avevano prodotto un’anticipazione degli acquisti a fine 2020, ma anche l’indebolimento dell’economia e il clima di incertezza dei consumatori ». Nel 5 maggiori mercati continuano a diminuire le immatricolazioni di auto nuove diesel: -17% nel mese, con una quota del 31,6% sul totale (era il 35,4% a febbraio 2020) e -19% nel bimestre, con una quota del 30,5%, 4 punti in meno dello stesso periodo del 2020. Buona performance invece del mercato delle vetture ad alimentazione alternativa, con quote di penetrazione che, a febbraio, raggiungono il 20,4% in Italia, il 17,5% nel Regno Unito, il 16,5% sia in Francia che Spagna e il 16,3% in Germania.

Istat, ancora in calo produzione industriale: -0.7% ad aprile. Crolla settore auto: -17.1% su 2020

I dati Istat relativi al mese di aprile registrano la seconda flessione congiunturale consecutiva dall’inizio dell’anno. Malissimo il comparto auto che perde un sesto della produzione rispetto all’anno precedente

10 giugno 2020 Crolla la produzione di automobili italiane e si fermano ancora ordinativi e fatturato della produzione industriale. I dati Istat relativi al mese di aprile su fatturato e ordinativi parlano di un calo stimato dello 0,7% sul mese e delll’1,5% tendenziale.

Si tratta della seconda flessione congiunturale consecutiva rilevata dall’Istat per la produzione industriale dopo gli aumenti di inizio anno.

Anche su base annua c’è contrazione dell’1,5% dell’indice, corretto per gli effetti del calendario che non stima il possibile impatto del ponte tra Pasqua e 25 aprile (+0,1 i dati grezzi). Il dato di marzo è stato rivisto invece a -1% rispetto al -0,9% comunicato in precedenza. Da marzo l’indice è in aumento solo per il comparto energia (+3,6%), i beni strutturali segnano -2,5%, i beni intermedi -0,7% e i beni di consumo -0,5%.

Desta grande preoccupazione la produzione italiana di autoveicoli che crolla ad aprile 2020 con il -17,1% rispetto all’anno precedente nei dati corretti per effetto del calendario. Il dato è calcolato dall’Istat. Nei primi quattro mesi dell’anno emerge una contrazione cumulata del 14,7%.

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Zingaretti, Pd: Economia italiana continua a peggiorare, voltiamo pagina
“Continua a peggiorare l’economia italiana. Oggi i nuovi dati della produzione industriale: -1,7% da quando è in carica questo Governo (Dati Istat). Solo il settore dell’auto perde il 17,1% della produzione in un anno. Sempre più aziende entrano in crisi, sempre più lavoratori sono a rischio. Il governo non ha nessuna politica per lo sviluppo e il lavoro. Voltiamo pagina: rivoluzione verde, meno tasse sul lavoro, più investimenti su scuola, università e ricerca”. Lo scrive su Facebook il segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

Adolfo Urso, FdI: Serve cambio di rotta
“I dati Istat di aprile con il calo della produzione industriale, il crollo del settore auto e i risultati negativi sui consumi dimostrano ancora una volta il fallimento della politica economica e produttiva del governo, che si affida ancora a ricette ideologiche prive di riscontro nella realta’”. E’ quanto rileva il senatore di Fratelli
d’Italia, Adolfo Urso, responsabile del settore Impresa, che sollecita “la Lega a non perseverare nell’errore di lasciare le leve della politica economica e produttiva a chi, come il M5S, non capisce le ragioni dell’impresa e del lavoro”. Secondo Urso, “occorre cambiare radicalmente politica economica e produttiva, per invertire subito la rotta ed evitare la recessione, che aggraverebbe la crisi sociale
facendo esplodere anche i conti pubblici”.

Confcommercio, si va verso il secondo trimestre negativo
“Il calo registrato dalla produzione industriale nel mese di aprile accresce la probabilità di osservare un secondo quarto dell’anno peggiore del primo. Al di là di alcuni fattori stagionali che le attuali tecniche non riescono a neutralizzare del tutto, preoccupa il fatto che solo per l’energia si sia rilevato un andamento favorevole. In particolare, il calo della produzione per i beni di consumo, soprattutto durevoli, e per i beni
strumentali, è un segnale del permanere di difficoltà sia dal lato della domanda delle famiglie sia degli investimenti delle imprese”. E’ il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio ai dati Istat sulla produzione industriale.

Per Federconsumatori dati allarmanti
“Dati allarmanti che si aggiungono a quelli rilevati dall’Istat nei giorni scorsi in relazione all’andamento delle vendite al dettaglio, praticamente ferme”. “Questo andamento testimonia lo stato di ‘convalescenza’ in cui si trova ancora la nostra economia – dice ancora l’associazione – che deve fare i conti con preoccupazioni ed incertezze derivanti dalla situazione internazionale, nonché dagli atteggiamenti contrastanti assunti dalle diverse anime del governo di fronte alle richieste europee di far quadrare i conti del Paese”. “La produzione in calo, il Pil a ‘crescita zero’, una manovra correttiva in vista e le minacce di speculazione sui mercati internazionali sempre più vicine non lasciano intravedere rosee prospettive per il nostro sistema economico, su cui incombe anche lo spettro dell’aumento dell’Iva dal prossimo anno, con ricadute di 831 euro annui a famiglia”.

Unione Nazionale Consumatori, aumenta il rischio di manovra
Il calo della produzione industriale ad aprile “è una doccia fredda per il Paese e per il governo” che aumenta il rischio di una manovra correttiva secondo il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona. “Dopo il calo di marzo la produzione continua a scendere. Iniziamo il secondo trimestre nel peggiore dei modi. Un dato che avrà i suoi effetti sul Pil e sulle previsioni di crescita del governo, alzando il rischio di una manovra correttiva”.

Codacons, dati su produzione di male in peggio
“I dati sulla produzione industriale vanno di male in peggio. Dopo i numeri negativi fatti registrare a marzo, anche ad aprile l’Istat registra dati in calo per l’industria italiana”. Lo afferma il Codacons, commentando la flessione registrata dall’istituto di statistica. “A preoccupare è in modo particolare la forte riduzione della produzione nel comparto dei beni di consumo. Qui su base mensile il calo è del -0,5%, ma raggiunge il picco del -3,4% per i beni di consumo durevoli rispetto allo stesso periodo del 2020. Numeri – dice ancora l’associazione – che rispecchiano in modo evidente la crisi dei consumi che si registra in Italia, con la spesa che non riparte e le famiglie che tendono a rimandare al futuro gli acquisti, con effetti
negativi diretti per tutto il comparto industriale”.

Coldiretti, grazie all’alimentare attenuato il flop generale
“In forte controtendenza rispetto all’andamento generale, l’alimentare fa segnare un forte balzo del 4,9% della produzione che attenua il flop registrato dall’industria in generale”. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat relativi al mese di aprile. “In un quadro preoccupante per l’economia generale si tratta di un segnale importante per un settore trainante del Made in Italy che continua a crescere a livello nazionale e nelle esportazioni. A pesare positivamente è stato anche l’impatto della Pasqua che tradizionalmente con l’aumento dei consumi a tavola rappresenta un elemento di traino. Il cibo – conclude la Coldiretti – è la principale voce del budget delle famiglie dopo l’abitazione con un importo complessivo di 215 miliardi”.

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