Alla scoperta degli indicatori economici!

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Alla scoperta degli indicatori economici!

I cosiddetti indicatori economici, nelle opzioni binarie assumono una grande importanza, motivo per cui, consigliamo vivamente a tutti di approfondire l’argomento, alla ricerca di spunti che possano aiutarvi in ogni frangente!

Cominciamo proprio con il dire che gli indicatori economici si suddividono in tre grandi categorie, ognuna delle quali avrà delle caratteristiche ben diverse, a partire ad esempio dai cosiddetti Indicatori Anticipatori, i quali si muovono, in un’economia, con un netto anticipo; sono utilizzati dagli operatori, soprattutto se parliamo di posizioni a breve termine, insomma, in determinati frangenti il loro utilizzo risulta essere ottimale, perchè permetteranno anche di tenere d’occhio, in tempo reale, quelli che sono i risultati relativi alle indagini delle aspettative dei consumatori, così come anche l’intera attività monetaria dell’economia di un determinato paese ed in un determinato momento!

Ad essi si differenziano gli Indicatori di Ritardo, i quali solitamente vanno a riportare le modifiche che hanno già mutato in parte l’economia e questa è una cosa che a nostro avviso è alquanto comune. Se da un lato viene naturale pensare che il loro aiuto sia davvero scarso, dall’altro si potrà notare che essi riescono pur sempre ad offrire un valido aiuto in tutti i mercati, così come anche le cifre relative al tasso d’interesse e svariate statistiche annesse.

Ultimi, ma non per importanza, troviamo i cosiddetti Indicatori Coincidenti, i quali riescono a muoversi di pari passo con l’economia, rivelandosi dunque davvero molto interessanti, perchè offrono degli scenari unici ed in tempo reale; tra questi possiamo trovare ad esempio l’occupazione, oppure le ore settimanali medie lavorative e tutti questi parametri dovranno pur sempre essere monitorati dai commercianti che desiderano valutare non solo la moneta, ma anche la salute di una determinata economia.

Anche PIL e PMI sono degli indicatori economici!

Tra gli indicatori economici più conosciuti troviamo anche il PIL ed il PMI; nell’ordine, il PIL va a rappresentare il cosiddetto prodotto interno lordo ed include il valore dei beni, così come anche dei prodotti di un determinato paese o di una regione economica. A tal riguardo, i suoi dati vengono rilasciati solitamente ogni tre mesi, oppure ogni anno ed hanno come obiettivo principale, quello di informare gli operatori su quali siano i reali scenari economici.

Tra gli indicatori economici troviamo anche il PMI, che a sua volta rappresenta un vero e proprio report mensile che rivela quelle che sono le reali prospettive economiche, il tutto valutando svariati settori.

Tutti i dati acquisiti saranno molto importanti e riusciranno a fornirci delle risposte ben chiare, oltre che spunti per poter investire nel modo e nei tempi giusti.

Indicatori in sanità – Terza parte: Efficacia

Nel precedente mio post relativo agli indicatori in sanità ho cercato di offrire una breve descrizione degli indici impiegati per misurare l’efficienza di un sistema sanitario. Ma l’aver trattato il tema dell’efficienza pone anche l’obbligo di misurare quanto i servizi offerti da un sistema sanitario attraverso le sue prestazioni mediche, diagnostiche, ambulatoriali e ospedaliere, siano in grado di migliorare lo stato di salute dei pazienti. In pratica, occorre misurare la loro efficacia.

Come già osservato in riferimento all’efficienza, anche l’efficacia può essere misurata sulla globalità del sistema sanitario o solamente su determinati aspetti patologici, di sistema e geografici. Infatti, essa può essere analizzata avendo come riferimento il sistema sanitario nel suo complesso, o i singoli servizi sanitari offerti a livello strutturale, o, ancora, le tecnologie utilizzate per l’offerta di una prestazione sanitaria.

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Riguardo i sistemi sanitari, la misurazione dell’efficacia avviene attraverso:

  • il tasso di mortalità (o in generale o riferito ad altre sottocategorie (come ad esempio l’età o la patologia sofferta);
  • il tasso di mortalità del periodo feto-infantile;
  • la speranza di vita (generale o di vita sana);
  • il tasso di morbilità (sia a livello di incidenza che di prevalenza);
  • il tasso di mortalità evitabile.

Facendo riferimento ai servizi sanitari offerti, vengono presi in considerazione altre tipologie di indicatori quali:

  • il tasso di successo degli interventi chirurgici;
  • il desease staging (indicatore di severità delle malattie) e il Patient Severity Index (tasso di severità dei pazienti);
  • i tassi di incidenza/prevalenza relativi a determinate patologie e/o situazioni di rischio e il loro relativo monitoraggio;
  • la frequenza degli esiti avversi;
  • il tasso di sopravvivenza per patologie ad esito letale;

La misurazione dell’efficacia nell’impiego delle tecnologie tiene conto dello scopo per le quali esse sono utilizzate:

  • riguardo le tecnologie applicate in ambito terapeutico è possibile misurarle attraverso degli studi clinici randomizzati e sottoposti a controllo per mezzo di scale valutative delle condizioni di salute;
  • le tecnologie in ambito diagnostico, invece, si procede alla misura di fattori quali: sensibilità, specificità, accuratezza, valore predittivo e il rapporto di verosimiglianza (likelihood ratio).

Ma gli indici di efficacia assumono un’importanza assolutamente rilevante quando questi sono ponderati rispetto al costo e, a tal proposito, sono stati studiati appositi indicatori suddivisi in tre macro-categorie: gli indicatori di Costo-Efficacia, gli indicatori di Costo-Utilità e gli indicatori di Costo-Beneficio.

Costo-Efficacia
Gli indicatori che rientrano in questa categoria rapportano l’efficacia di una terapia e/o diagnosi (espressa in unità naturali come ad esempio pressione arteriosa, anni di vita guadagnati, morti evitate, etc…) con il costo. Il loro utilizzo, nell’ambito di una medesima patologia, avviene principalmente per effettuare il confronto dell’efficacia rispetto al costo di un trattamento con quella rilevata relativamente ad altre terapie alternative. Ciò significa che per la scelta di un determinato trattamento (o intervento) si effettuerà un confronto fra i vari indici di costo/efficacia, in particolare nei casi in cui alcuni trattamenti presentano sì una migliore efficacia ma, contemporaneamente, un costo maggiore rispetto ad altri trattamenti alternativi.

Il confronto fra le alternative avviene tramite l’utilizzo del rapporto Costo/Efficacia medio (con al numeratore la somma dei costi diretti dell’intervento più i costi degli effetti secondari legati all’intervento effettuato e i costi associati, e al denominatore il numero di anni guadagnati dall’attuazione dell’intervento oggetto di analisi) o del rapporto Costo/Efficacia marginale o incrementale (con al denominatore la differenza risultante dalla sottrazione del costo della terapia oggetto di indagine con quella di confronto e al denominatore la differenza risultante dalla sottrazione fra i numeri di anni di vita salvati con la terapia oggetto di indagine e quelli relativi alla terapia di confronto).

Indicatori Costo-Utilità
Questi indici rappresentano un’evoluzione degli indicatori di Costo-Efficacia e hanno come oggetto di misurazione gli anni di vita guadagnati dal paziente, mettendone però in luce l’aspetto utilitaristico degli effetti prodotti da una prestazione sanitaria. Le principali analisi relative al rapporto Costo/Utilità sono la QALY, vale a dire l’efficacia espressa in anni di vita buona guadagnati, e la DALY, cioè gli anni di vita guadagnati senza disabilità.

Il loro utilizzo non è quindi solo limitato al confronto di due differenti interventi nell’ambito della medesima patologia, ma si estende anche (e soprattutto) nell’attività di valutazione di differenti piani terapeutici alternativi rivolti a diversi e distinti gruppi di pazienti.

Indicatori Costo-Beneficio
Questa famiglia di indicatori viene impiegata per misurare i benefici economici che l’intero sistema sociale ha ottenuto (o otterrà) attraverso il miglioramento del livello di salute derivante dal costo sostenuto per un intervento diagnostico e/o terapeutico. In sostanza, il raffronto fra diverse opzioni terapeutiche avviene seguendo considerazioni prettamente economiche.

In base alle circostanze, nella scelta della migliore prestazione sanitaria si possono prendere in considerazione o il beneficio netto (che si ottiene attraverso la differenza fra la valutazione economico-numerica del beneficio ottenuto (o atteso) e i costi sostenuti per la prestazione offerta: viene così scelta la prestazione che, in termini assoluti, presenta un beneficio netto più elevato), oppure il rapporto beneficio/costi del trattamento analizzato (confrontandolo con il medesimo rapporto registrato da altre opzioni terapeutiche).

Fonti Principali:
Manuale di economia sanitaria – Riccardo Zanella

Indicatori

Schede primarie

18. Misurare l’economia circolare

Tutte le attività economiche sono misurabili per permettere di valutare con certezza i risultati ottenuti attraverso un bilancio (efficienza o inefficienza). Ne consegue che tutte le azioni di “economia” circolare devono essere necessariamente misurabili.

È necessario definire precisi riferimenti di misurabilità dell’economia circolare, altrimenti sarebbe alquanto difficile (se non impossibile), ottenere dei riscontri in termini di risultati dalle azioni perseguite o da perseguire e di conseguenza valutare i benefici in termini economici e di salvaguardia delle risorse.

L’“economia” regola il mercato e quindi è essenziale che l’”economia circolare” prenda a riferimento le stesse regole. Che sia un paese, una regione, una città, un prodotto o un servizio, una risorsa materica, idrica o energetica, l’economia è in grado di quantificarne il valore avvalendosi di unità di misura internazionali.

Misurare la circolarità è essenziale per dare concretezza e riferimenti univoci alle azioni perseguite o da perseguire: è fondamentale ottenere un riscontro che dimostri molto chiaramente i risultati ottenuti in termini di sostenibilità economica ed ambientale nella gestione delle risorse.

E’ necessario individuare un insieme di parametri che permettano di quantificare la “circolarità” di prodotti, servizi, organizzazioni, in base ai benefici che generano sia in termini di riduzione delle risorse non rinnovabili impiegate, sia in termini di risorse rinnovabili utilizzate.

Questo approccio è relativamente semplice se si considerano la quantità di materiali impiegati oppure i consumi energetici, mentre risulta più articolato nel momento in cui deve essere valutata la circolarità di requisiti come l’estensione della vita utile di un prodotto o le attività di condivisione.

Esistono a livello nazionale[1] ed internazionale esempi di metodi più o meno articolati per la misurazione della circolarità, e l’elemento comune a tutti questi metodi è caratterizzato dalla redazione di un bilancio inputoutput.

Sono principalmente cinque gli elementi chiave dell’economia circolare, che possono essere declinati attraverso alcuni indicatori.

Grafico 15 – I flussi per la misurazione della circolarità di un prodotto e/o servizio

Per una facile applicabilità, soprattutto per le piccole e medie imprese, è opportuno che il risultato finale si identifichi con un unico indice di circolarità che in questo modo può essere facilmente rapportato agli aspetti economici. Tale indice deve prendere a riferimento:

  • la circolarità del flusso di risorse impiegate, che deve tenere conto di tutte le componenti in termini di materiali e energia rispetto al bilancio,

input (materiali e energia se da fonte rinnovabile. Materiali da riciclo, riciclo permanente[2], riuso, ecc)

output (materiali destinati a riciclo, riuso o discarica).

  • la circolarità di utilizzo, che deve tenere conto dell’incremento del fattore di utilizzo dei materiali, sia mediante l’estensione della vita utile con misure ad hoc, sia valutando il maggior numero di utilizzatori dello stesso bene mediante l’applicazione dei principi di condivisione di un prodotto, o di “prodotto come servizio” rispetto ad approcci di vendita e di utilizzo tradizionali.

In questo modo è possibile arrivare ad ottenere un bilancio di circolarità relativo ad un prodotto, ad un servizio, ad una organizzazione o territorio, che evidenzia chiaramente costi e benefici per la gestione delle risorse. I risultati così ottenuti sono utili al di dare più trasparenza al mercato ed evitare forme di informazioni ingannevoli che non esprimono con chiarezza cosa sia stato realmente fatto: l’obiettivo è di premiare le azioni più virtuose e smascherare quelle di “green washing”.

Il tema della “misurazione della circolarità”, deve essere comunque affrontato principalmente a due livelli:

  • macro: come strumento da applicarsi al sistema paese,
  • micro: come strumento da applicarsi al sistema delle imprese e di altre attività pubbliche e private.

A livello di indicatori macro, la Commissione europea sta sviluppando un sistema che analizza:

la fase di produzione e consumo

– produttività delle risorse/ consumo materiale domestico/ consumo di materie prime,

– quota del GPP (focus sui CAM per circolarità) rispetto agli appalti pubblici,

– generazione di rifiuti (per capita e per unità di PIL),

La fase di gestione dei rifiuti

– tasso di riciclo rifiuti urbani,

-tasso di riciclo per specifici flussi di rifiuti.

Le Materie Prime Seconde

– contributo dei materiali riciclati alla domanda di materie prime,

– quota di commercio delle materie prime seconde.

Competitività, innovazione, economia

– investimenti privati, occupazione e valore aggiunto dei settori di riciclo, riparazione, riuso,

– numero di brevetti e diffusione sul mercato di prodotti riciclati e delle MPS.

La misurazione della circolarità a livello “micro” deve essere uno strumento utile ad imprese, Pubblica Amministrazione ed altri soggetti privati per valutare, attraverso un bilancio, le quantità di risorse naturali impiegate in relazione agli aspetti di sostenibilità economica ed ambientale. In questo modo le aziende hanno la possibilità, anche autonomamente, di redigere un proprio bilancio di circolarità e di coinvolgere eventualmente i propri fornitori e clienti lungo tutta la filiera.

È essenziale che i due livelli, macro e micro, abbiamo un punto di convergenza sulle metriche adottate per favorire uno scambio reciproco dei risultati anche in un’ottica di confronto e di possibili obiettivi di miglioramento da raggiungere per filiere di prodotti.

19. Misurare la circolarità di un prodotto

Misurare la circolarità di un prodotto o servizio deve essere l’obiettivo di tutte le aziende per prendere atto delle quantità e tipologie di risorse naturali impiegate, tra l’altro, in termini di:

  • rinnovabili e non rinnovabili,
  • riciclate, riciclate permanenti e riciclabili,
  • biodegradabili e compostabili,
  • sostenibilità economica ed ambientale del prodotto.

Si tratta di realizzare un bilancio “input” “output” considerando l’intero ciclo di vita del prodotto. L’approccio può essere graduale sia nel considerare le tipologie di risorse da inventariare (materiche, energetiche), sia per il grado di approfondimento (coinvolgimento o meno dei fornitori o altri soggetti della filiera).

La fase di inventario deve essere molto accurata al fine di evitare approssimazioni che possono creare elevati margini di errore nella metodologia di calcolo. I dati di inventario utili per la fase di produzione sono già in possesso delle aziende in quanto rappresentano le specifiche di ogni singolo prodotto. Oltre ai dati di produzione devono essere presi in considerazioni quelli relativi agli imballaggi, alla fase d’uso (manutenzione e sostituzione dei componenti), ed in fine quelli di smaltimento e riciclo (per competenza in possesso di municipalizzate, consorzi o organismi nazionali).

Durabilità, frequenza d’uso o riuso e condivisione del prodotto, sono requisiti che devono essere necessariamente considerati nella valutazione di circolarità, in quanto permettono di ottenere indicazioni sull’efficacia di impiego del prodotto. Ci possono essere delle difficoltà nel confrontare indicatori fisici (come materiali impiegati e rifiuti generati), con indicatori di utilizzo (es. fattore di carico) e nell’ambito degli indicatori fisici dover includere sia risorse materiche che energetiche.

Una soluzione al problema è di adottare di KPI (Key Performance Indicators), che permettono di mettere in relazione tutti e cinque gli elementi chiave dell’economia circolare e quindi sia i fattori fisici che quelli di utilizzo per arrivare ad un unico risultato univoco.

Per ciascuna fase del ciclo di vita del prodotto, accanto al dato delle risorse impiegate e delle modalità d’uso, deve essere preso in considerazione il dato economico che permette di valutare l’economicità di processo. In questo modo per le imprese è possibile definire scenari di mercato intervenendo ad esempio sulle scelte dei materiali o sulla modalità di vendita del bene come prodotto o come servizio.

Grafico 16 – Schema dei flussi per la misurazione della circolarità di un prodotto e/o servizio

La scelta della migliore (o delle migliori) soluzione da perseguire può essere individuata solo attraverso la definizione di scenari di mercato dove mediante valutazioni ambientali ed economiche e di flussi di impiego di risorse, si riescono a identificare possibili implicazioni e criticità del sistema, ottenendo in questo modo indicazioni utili per le modifiche da apportare. La componente economica, accanto a quella fisica, permette di ottenere un quadro di insieme in termini di circolarità e quindi di valutare concretamente, ad esempio, se la scelta di impiegare determinate risorse garantisce una maggiore durabilità, riparabilità e riciclabilità al prodotto.

La misurazione della circolarità è un approccio che si affianca ad altri strumenti di valutazione di impatto ambientale per prodotti e/o servizi, come la Life Cycle Assessment o la Carbon Footprint.

La misurazione della circolarità è requisito essenziale per dare concretezza alle azioni da perseguire in materia di economia circolare, verso una maggiore trasparenza per il mercato e per il consumatore. Da ciò ne deriva che:

  • azioni di fiscalità e di incentivi pubblici possono prendere a riferimento i risultati ottenuti con tale misurazione. Se per il legislatore fiscalità e incentivi devono essere strumenti di “premialità”, allora questa deve essere un volano che, da una parte riconosce all’impresa il raggiungimento di un risultato e dell’altra deve spingere verso una domanda di mercato sostenibile. Per fare tutto ciò è essenziale per il legislatore stabilire dei criteri puntuali e riconoscibili sul metodo di assegnazione del merito e quindi, la misurazione della circolarità di un prodotto o di un servizio, può essere la soluzione da perseguire. In questo modo è più semplice per il legislatore avere un quadro generale del sistema e stabilire le priorità su cui agire anche attraverso forme di incentivi rivolte al consumatore in fase di acquisto.
  • il consumatore, in quanto attore principale di tutta l’economia del paese, deve essere coinvolto attivamente nel perseguire azioni responsabili e sostenibili durante l’acquisto di un prodotto. Per far ciò è necessario mettere in grado lo stesso consumatore di comprendere e valutare la “circolarità” di un prodotto. La comunicazione deve essere semplice, riconoscibile e trasversale per differenti categorie merceologiche in modo da permettere al consumatore di comprendere e confrontare le informazioni.

BOX 12

Rassegna dei principali database riportanti indicatori “macro” dell’Economia Circolare

L’Inter-Agency and Expert Group (UN-IAEG) delle Nazioni Unite ha il compito di proporre gli indicatori più adatti a monitorare il percorso di raggiungimento dei 169 target presenti nell’Agenda 2030. Con riferimento all’economia circolare, i target 8.4 e 12.2 sono quelli più immediatamente riconducibili alla fase upstream, mentre 12.5 e 11.6 riguardano la gestione dei rifiuti dal punto di vista gestionale e come ambientale e sanitario, rispettivamente. Molti altri target, comunque, hanno stretti legami con l’economia circolare e possono rappresentarne altrettante dimensioni.

L’OCSE gestisce un sistema di Indicatori di Crescita Verde (Green Growth Indicators). Il sistema è articolato in 5 aree (Ambiente e Produttività delle Risorse, Componenti Naturali, Dimensione Ambientale e Qualità della Vita, Opportunità Economiche e Strumenti Politici, Contesto Socio-Economico) e 75 indicatori per gli Stati Membri e circa 70 Stati non Membri. Di particolare, ma non esclusivo, interesse per l’Economia Circolare sono le prime due aree, a loro volta divise in 4 sottogruppi (produttività della CO2, produttività dell’energia, produttività dei materiali e produzione e gestione dei rifiuti, produttività multifattoriale; in generale tutte misure dell’impiego di risorse necessario per produrre un’unità di PIL) e 3 sottogruppi (consumo di risorse idriche e di terra, impatto su biodiversità).

L’EUROSTAT elabora un cruscotto di indicatori per l’efficienza delle risorse (Resource Efficiency Scoreboard) che consta di 1 tema principale (produttività delle risorse), 4 generali sulla pressione delle risorse (materiali, terra, acqua, carbonio/energia) e 3 settoriali (trasformazione dell’economia inclusa la gestione dei rifiuti; natura ed ecosistema; aree chiave quali alimentare, costruzioni e mobilità sostenibile), 13 sottotemi e 32 indicatori sviluppati anche da altri istituzioni compresa l’Agenzia Europea per l’Ambiente.

[1] Enel, Alla scoperta dell’Economia circolare. Indicatori di performances – 2020

[2] “Risoluzione del Parlamento Europeo del 24 maggio 2020 su un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” che supera la distinzione tra risorse “rinnovabili” e “non rinnovabili”, prendendo in considerazione anche i materiali “durevoli” o “permanenti”. Più precisamente al punto G della risoluzione si afferma: “… considerando che una futura politica globale in materia di risorse non dovrebbe più distinguere solo tra risorse “rinnovabili” e “non rinnovabili”, bensì considerare anche i materiali durevoli …”

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